Entro i primi 2 anni dal trapianto di fegato, un ricevente su 6 viene ricoverato in ospedale a seguito delle complicanze da infezione che possono essere prevenute con le vaccinazioni.

Fermo restando come la causa principale dell’aumento delle infezioni sia imputabile all’immunosoppressione, un altro fattore di quest’evenienza sta nel fatto che i candidati al trapianto solitamente ricevono meno vaccinazioni rispetto ai bambini sani.

Molti bambini, infatti, non risultano totalmente vaccinati al momento del trapianto: ciò nonostante sia ormai ben chiara l’importanza della vaccinazione prima di un intervento di tale portata. Vale a dire prima che il piccolo paziente diventi immunodepresso e presenti un’attenuazione della risposta anticorpale.

A questo proposito, i ricercatori del Children’s Hospital del Colorado, assieme agli studiosi del Department of Pediatrics, Medical Ethics and Health Policy di Philadelphia, sottolineano la necessità di perseguire un duplice obiettivo che includa programmi e metodi avanzati di pratica clinica – così riporta l’articolo pubblicato da www.trapianti.net – assumendo una posizione più forte sulla necessità delle vaccinazioni per i candidati ai trapianti pediatrici e sul miglioramento del coordinamento e del monitoraggio della somministrazione dei vaccini.

In altre parole, gli autori dell’intervento, rivolto alla politica USA, ‘spingono’ nella direzione di un’immunizzazione completa e appropriata all’età del paziente pediatrico al momento di un trapianto non urgente.

Ovvero chiedono a gran voce che si promuova l’utilità del vaccino nei candidati al trapianto ai fini dell’ottenimento di importanti obiettivi clinici ed etici.

I motivi? I ricercatori americani ne indicano almeno 3.

In primis, l’immunizzazione completa è nell’interesse del bambino in quanto a tutti i trapiantati vengono somministrati farmaci immunosoppressori per prevenire il rigetto e, quindi, sono più ‘esposti’ alle infezioni.

In secondo luogo, l’immunizzazione completa di un paziente pediatrico trapiantato protegge altri riceventi mediante l’immunità di gruppo.

In terzo luogo, l’immunizzazione completa consente e promuove una ‘destinazione’ più giusta di una risorsa comunque non abbondante: seppur in un’epoca di grandi progressi tecnologici e d’incremento della consapevolezza a donare organi, rimane ugualmente una consistente differenza tra domanda e offerta.

“Se un bambino sviluppa una VPI, quell’infezione può provocare il fallimento del trapianto o la morte. E la perdita dell’organo, oltre a danneggiare quel paziente danneggia anche quanti sono deceduti in lista d’attesa poiché nessun organo risultava disponibile”.

 

(Fonte: www.trapianti.net)