Nel 2017, l’Italia ha ‘esportato’ 528 organi destinati al trapianto (di contro, ne sono ‘entrati’ soltanto 28).

Al computo degli organi inviati in altri Paesi – la maggior parte di questi arriva nei Centri specialistici dei Paesi Bassi, della Gran Bretagna e del Portogallo – sono gli “Uffici di Sanità Marittima, Aerea e di frontiera e dei Servizi territoriali per l’Assistenza Sanitaria al personale Navigante, marittimo e dell’aviazione civile” (USMAF-SASN).

Tra i compiti USMAF-SASN c’è, infatti, quello di autorizzare l’ingresso in Italia di organi provenienti dall’estero e, al tempo stesso, provvedere al controllo dell’export degli stessi.

Nonostante i dati appena enunciati (a dimostrazione di una spiccata generosità), in Italia c’è sempre bisogno di organi: nel 2016, i trapianti eseguiti sono stati 3.417 (+13,9% sull’anno precedente) con una distribuzione, purtroppo, poco omogenea tra regione e regione.

Più in dettaglio: il 20,5% dei trapianti – pari a 702 interventi – è stato effettuato in strutture lombarde. Di questi, il 72,8% su pazienti territoriali e il resto su soggetti da fuori Lombardia.

Considerati i pazienti ‘extra regione‘, la realtà che ne opera di più è il Veneto (488 trapianti nel 2016, il 49,2% di essi da fuori regione).

Al terzo posto per numero d’interventi compare poi il Lazio (383).

 

LA SOPRAVVIVENZA POST TRAPIANTO

Tra le informazioni di particolare interesse vi è quella inerente il tasso di sopravvivenza: qual è, dunque, la percentuale dei pazienti che, a 5 anni dalla sala operatoria, sono ancora vivi? I numeri forniti dal Ministero della Salute includono tre tipi di trapianti – quelli a maggior diffusione – e cioè cuore, fegato e reni. Per una lettura statistica corretta occorre pertanto partire dai 35.529 interventi eseguiti tra il 2003 e il 2015 nelle varie regioni (Liguria, Umbria, Marche e Calabria non eseguono trapianti di cuore, quelli di fegato non si effettuano in Umbria e Calabria).

La media nazionale in fatto di sopravvivenza a 5 anni è del 73,1% per chi è stato trapiantato di cuore; il 74,9% per chi ha ricevuto un nuovo fegato e del 92,3% per quanti hanno affrontato un intervento sul rene.

La regione con il tasso di sopravvivenza più alto nel trapianto di cuore è l’Emilia Romagna (quello più basso si registra in Abruzzo, 52%). Per il fegato, la migliore perfomance spetta alla Sardegna (82,7%) mentre la più bassa a Marche e Lazio (67,2%).

Infine l’Abruzzo: con una percentuale del 96,2 è la regione con il miglior risultato nei trapianti di rene.

Riferendosi al Lazio, il Ministero segnala però come il fatto che una regione esegua più o meno trapianti non dipenda dal numero dei Centri specialistici ma dalla produttività dei medesimi.

È il caso dei trapianti di fegato in Piemonte-Valle d’Aosta: qui pur disponendo di una sola struttura per il fegato i trapianti sono oltre 130 l’anno.

 

(Fonte: ilGiornale.it) – Marco Cobianchi