News 27 Maggio 2019

Epatite C, in campo nuovi modelli d’intervento
“Combattere i serbatoi sommersi del virus”

Epatite C: si punta a nuovi obiettivi e nuovi modelli d’intervento. Queste le priorità correlate alla lotta alla patologia di cui si è dibattuto, alcuni giorni fa, a Matera in occasione dell’evento ‘Be Fast, Be Different‘.

“Tossicodipendenti, detenuti, pazienti fragili e con esposizione ai fattori di rischio tradizionali rappresentano le categorie sulle quali occorre concentrare i nostri interventi di sanità pubblica. E ciò tramite studi pianificati, coorti, percorsi di screening gratuiti al fine di promuovere l’eradicazione del virus come previsto dall’OMS a partire dal 2030.

L’Italia – spiega Nello Buccianti, direttore UOC Medicina Interna dell’Azienda Ospedaliera Universitaria San Carlo di Potenza – è tra i pochi Paesi ad aver aderito al programma. Ridurre la prevalenza dell’infezione del 90% significa ridurre la mortalità del 75% per le complicanze associate”.

Fare in modo che la microeliminazione del virus diventi un obiettivo concreto, presuppone tuttavia il cambiamento dei modelli d’intervento oggi a disposizione: tra di essi il ‘case finding’ che richiede la collaborazione tra i Serd, le carceri, i medici di base così da rendere più fluido il trattamento dei pazienti con malattia contratta negli anni Sessanta e Settanta.

In altre parole, gli incontri tra specialisti ed esperti mirano a far emergere nuove strategie utili ad ampliare l’efficacia delle terapie antivirali nei confronti di popolazioni a rischio ed individuare i casi d’infezione sommersa definiti i serbatoi attivi del virus.

“I nuovi farmaci – commenta Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) – portano all’eradicazione del virus in 8 settimane. Serve un approccio rapido e diverso in particolare nei casi più complicati per la fondamentale aderenza alla terapia e la corretta assunzione così da non incorrere in difficoltà. Vale soprattutto per le ‘key population’ (tossicodipendenti, detenuti, migranti e soggetti fragili). I tossicodipendenti sono la fonte principale di trasmissione del virus. Un tossicodipendente infetto è in grado di trasmettere l’infezione in 3 anni ad almeno altri 20″.

I DATI MONDIALI E IL SOMMERSO IN ITALIA

Nel mondo vi sono quasi 71 milioni di persone ‘colpite’ dal virus dell’Epatite C. L’Italia è tra i Paesi europei a presentare il maggior numero di persone esposte all’HCV: si stima che la prevalenza sia dell0 0,7%-1,4%.

Dall’avvento delle nuove terapie in Italia sono state trattate 170mila persone (contro le 240mila contemplate per il triennio 2017-2019). Da qui le occasioni di confronto allo scopo di sensibilizzare ed educare specialisti ed operatori sanitari con l’obiettivo di raggiungere fette di popolazione ancora all’oscuro della propria malattia (circa 100mila le persone infette senza saperlo).

Dopo l’appuntamento di Matera, le prossime tappe nazionali degli incontri tra professionisti ed esperti vedono Roma protagonista il 13 e 14 giugno, mentre Torino e Milano saranno interessate dal tour a settembre.

(Fonte: Sanità24)

Attenzione: immagine d’archivio