Insistere. Ripetere. Farsi ascoltare (sempre e ovunque la chiamino) con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui gravi pericoli che comporta l’utilizzo, anche sporadico, di sostanze stupefacenti.

Lei è Giorgia Benusiglio. E ogni anno incontra 90 mila studenti delle scuole medie e superiori per narrare la sua storia. Spiegando loro che la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti è una sciocchezza.

Che nei fatti non è esiste ed è puramente un’illusione. Una scusa per convincersi di poter gestire una dipendenza che in realtà gestisce noi stessi.

Giorgia quando aveva solo 17 anni – oggi ne ha 36 – a causa di una mezza pastiglia di ecstasy, contenente veleno per topi, è entrata in coma epatico rischiando la vita. Si è salvata grazie ad un trapianto – urgentissimo – di fegato.

“Mi restavano poche ore, stavo per cadere in coma irreversibile”.

Quella brutta avventura l’ha segnata profondamente. E da poco ha dato alla luce il suo secondo libro dal titolo “Io non smetto, la vita è uno sballo” edito da Piemme.

“Sono stata – spiega alla cronista di Liberoquotidiano.it, Azzurra Noemi Barbuto – la prima paziente in Italia a superare un’epatite tossica fulminante conseguente al consumo di ecstasy, la seconda nel mondo. La ripresa è stata dura, l’ospedale è diventato la mia seconda casa”.

L’organo donato alla giovane scrittrice apparteneva ad una ragazza (Alessandra) morta di un tragico incidente stradale a 19 anni.

“Sono e sarò una paziente per il resto dei miei giorni. Il trapianto è la cosa più bella che possa accadere ad un malato”.

Gli incontri con gli adolescenti di tutto lo Stivale, le permettono di far comprendere come lo sballo autentico non sia quello della pasticca, ma rimanendo sempre se stessi. Tenendo ben lontano il desiderio d’intossicarsi e sfidare la sorte alla roulette russa.

Purtroppo, aggiunge Giorgia, l’età del consumo di droghe è scesa ancora rispetto a dieci anni fa: c’è chi ne fa uso già a 11-12 anni.

Giorgia rammenta come all’indomani di una delle sue tante ‘incursioni’ nelle realtà educative del Paese, un ragazzo di 11 anni abbia avvicinato le docenti spiegando che i compagni di classe ‘sniffavano’ un comune antinfiammatorio allo scopo di emulare gli studenti dell’ultimo anno dediti invece alla ‘bamba’, la cocaina.

“Mi auguro che io ed Alessandra (ha dato lo stesso nome al fegato ricevuto dalla ragazza deceduta sulla strada, ndr) riusciremo ad andare avanti il più possibile per continuare a raccontarci ai ragazzi e soprattutto ad ascoltarli, poiché questo è il loro bisogno più urgente”.

 

(Fonte: Liberoquotidiano.it)