Il ricondizionamento degli organi si rivela sempre più un’opportunità – anzi, una nuova risorsa – per effettuare trapianti di fegato.

La conferma di ciò arriva dal Policlinico di Milano in cui sono stati eseguiti trapianti epatici con organi che solo due anni fa non sarebbe stato possibile trapiantare.

A fare la differenza, ancora una volta, è stato il ricondizionamento d’organo: ovvero la procedura, attuata attraverso una speciale apparecchiatura, in grado di “ringiovanire” i fegati prelevati, renderli adatti al trapianto ma, in particolare, far guadagnare tempo prezioso sia agli specialisti sia ai pazienti, prolungando la vita dell’organo fuori dal corpo del donatore e consentendo una migliore organizzazione della complessa macchina dei trapianti.

Senza il ricondizionamento, infatti, nessuno di questi organi sarebbe stato candidabile all’intervento.

“Due dei tre organi trapiantati – spiega il professor Giorgio Ettore Rossi (nella foto), direttore della Chirurgia Generale e Trapianti di Fegato – sono stati prelevati da donatori a cuore fermo. In un caso il prelievo multiorgano, avvenuto con una tecnica messa a punto dal nostro Centro con la collaborazione del Nord Italia Transplant Program, ha permesso il trapianto in contemporanea di fegato e polmone dallo stesso donatore nelle nostre sale operatorie”.

Il terzo caso ha, invece, coinvolto una paziente pediatrica in gravi condizioni per insufficienza epatica fulminante.

“Questi trapianti – precisa Rossi – sono inseriti all’interno di un programma che ha portato al prelievo di 21 fegati, altrimenti non utilizzabili, in tre anni. Un risultato frutto sia della ricerca costante sia dello scambio d’informazioni tra il contesto clinico e preclinico, nonché dell’approccio multidisciplinare con le Unità di Anestesia e Rianimazione”.

 

(Fonte: Policlinico Milano)