È noto per la colorazione giallastra della pelle, delle sclere (la parte bianca dell’occhio) e delle mucose. Ne esistono tre tipologie: fisiologico, da latte materno e patologico. Stiamo parlando dell’ittero, la condizione provocata dall’aumento di bilirubina nel sangue e che, nella maggior parte dei casi, si manifesta nei neonati in forma fisiologica e, in quanto tale, scompare nell’arco di pochi giorni.
L’ittero si manifesta quando la quantità di bilirubina supera i 3 mg per decilitro, con la colorazione tipica che coinvolge prima di tutto il viso e gli occhi, per poi diffondersi anche a tronco, braccia e gambe. Come detto si può distinguere in tre diverse tipologie, cerchiamo di capire meglio.

Ittero fisiologico
Circa il 60% dei bambini che nascono a fine gravidanza e l’80% di quelli pretermine (cioè prima delle 37 settimane di gestazione) è interessato da questa forma. L’ittero viene classificato come fisiologico se si manifesta dopo le prime 24 ore di vita del bambino, se la bilirubina è indiretta (insolubile nell’ambiente acquoso che costituisce il sangue e che quindi deve legarsi all’albumina per essere trasportata al fegato, mentre è “diretta” quella giunta nell’intestino che viene trasformata dai batteri in bilinogeno che concorre alla colorazione delle feci), se i valori della bilirubina stessa non aumentano eccessivamente, se questi stessi valori non superano i livelli di guardia stabiliti e se non dura più di 10 giorni nel bambino a termine e 15 in quello pretermine.
Le cause vanno ricercate nel carico aumentato di bilirubina al fegato o in un ritardo del fegato stesso nell’eliminare la bilirubina per via dell’immaturità delle vie metaboliche che devono provvedere allo smaltimento: questa seconda condizione è più frequente nei bambini pretermine. Spesso l’ittero nel neonato può essere generato anche da altri fattori come il parto indotto dall’ossitocina o da diabete in gravidanza accusato dalla madre.

Ittero da latte materno
Questa condizione riguarda i neonati che, allattati al seno, sviluppano l’aumento di bilirubina dai 4-5 giorni di vita. Può durare fino alle 12 settimane e le origini non sono ancora del tutto chiare: potrebbe derivare da una sostanza presente nel latte materno che fa crescere il riassorbimento di bilirubina dall’intestino. Quando invece si parla di ittero “associato all’allattamento al seno” significa riferirsi a quei casi in cui il bambino, nei primi giorni di vita, non si alimenta bene e cala di peso. In condizioni simili il livello di bilirubina non è elevato e scomparirà quando il piccolo assumerà le giuste quantità di latte materno.
Sia in questi casi che nel caso dell’ittero fisiologico non bisogna fare nulla, ma aspettare che il problema passi da solo e la colorazione torni alla normalità. Nel caso dipendesse dall’allattamento al seno è importante che questa pratica non venga interrotta.

Ittero patologico
Questa condizione coinvolge i valori sia della bilirubina indiretta che di quella diretta. Se l’aumento riguarda la prima, è dovuto all’incompatibilità da fattore Rh o da gruppo sanguigno AB0: in questi casi la mamma produce anticorpi che, legandosi ai globuli rossi del bambino, ne provocano la distruzione (emolisi) e da qui l’aumento della bilirubina. Oggi questo rischio è assai ridotto perché alla mamma, dopo la prima gravidanza, vengono somministrati anticorpi specifici così da evitare che si sviluppino eventuali incompatibilità in gravidanze successive.
Altre cause, ma meno frequenti, possono derivare dal riassorbimento di emorragie, anomalie congenite dei globuli rossi, malattie genetiche rare o policitemia (l’aumento del volume dei globuli rossi): in quest’ultimo caso sono proprio i globuli rossi, di numero elevato rispetto alla prassi, a generare l’aumento della bilirubina. Infine l’ipotiroidismo congenito può essere un’ulteriore causa di ittero patologico, una forma diagnosticata grazie agli screening effettuati su tutti i neonati nei primi giorni di vita grazie a un prelievo di sangue dal tallone.

Le terapie
È necessario curare l’ittero patologico perché, in caso di valori troppo elevati di bilirubina (20-25 mg per decilitro), questa potrebbe depositarsi in zone del cervello con conseguenti effetti neurologici. La fototerapia, cioè l’emissione di un fascio luminoso che aiuta a consumare la bilirubina e a favorirne l’eliminazione, è il primo trattamento che viene effettuato. Il bambino resterà ricoverato in ospedale finché la fototerapia non avrà ridotto la bilirubina a valori nella norma o comunque non pericolosi. In casi particolari questo procedimento potrebbe non essere sufficiente e quindi si ricorre all’exsanguinotrasfusione, un procedimento che, per rimuovere la bilirubina e i globuli rossi coperti dagli anticorpi della mamma, li sostituisce con quelli normali grazie ai donatori di sangue di gruppo 0 Rh negativo.