Cirrosi, epatite, trapianto. Sono solo alcune delle malattie e delle procedure legate al fegato. Si tratta di patologie che compromettono il funzionamento di questo organo, nonché di cellule e tessuti. In merito alla gravità e all’impatto che queste situazioni possono generare sulla vita di una persona, è possibile vedersi riconoscere in base alla legge italiana un determinato livello di invalidità.

Tra i diritti che il malato può far valere, oltre alla pensione di invalidità, ci sono: l’esenzione dal ticket per patologia, i permessi previsti dalla legge n°104/5 febbraio 1992 e il collocamento obbligatorio. La pensione non scatta al momento del riconoscimento dell’invalidità: per usufruirne è necessario che il paziente abbia una percentuale riconosciuta non inferiore al 74% per presentare la richiesta. Dall’entrata in vigore del Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1992, tuttavia, è possibile concedere la percentuale di invalidità anche a persone che sono affette da più patologie. Cosa significa? Significa che se un paziente è colpito da forme diverse, potrebbe ottenere un grado di invalidità più alto rispetto a chi invece è interessato da una sola condizione clinica.

Queste sono le malattie del fegato per le quali è possibile presentare la richiesta di invalidità:

cirrosi epatica di child-pugh (tra il 51% e il 100%)

– epatite cronica (tra l’11 e il 60%)

epatectomia parziale mono o plurisegmentaria (11 – 20%)

– trapianto di fegato non complicato (60%)

trapianto di fegato complicato (tra il 61% e il 100%)

lobectomia epatica destra (21-30%)