La vaccinazione contro l’Epatite B – inclusa nell’esavalente obbligatoria per i nuovi nati – si rivela efficace non solo nel contrastare la patologia infettiva ma anche nel prevenire il tumore del fegato quale conseguenza dell’epatite cronica.

“Chi si vaccina contro l’Epatite B – spiega Rocco Russo, coordinatore del Tavolo Tecnico Vaccinazioni della Società Italiana di Pediatria (Sip) – è protetto indirettamente anche dalle complicanze dell’infezione, quali la cirrosi, ma altresì dall’Epatocarcinoma che può derivarne. Di contro, il vaccino può provocare reazioni banali, come febbre o arrossamento nel punto d’inoculazione, ovvero rischi estremamente inferiori rispetto a quelli che possono derivare dalla malattia”.

Il vaccino anti HBV è stato introdotto nel 1980, all’inizio solo per alcune fasce della popolazione come i tossicodipendenti, gli operatori sanitari e le persone con rapporti sessuali a rischio, mentre dal 1991 è stata resa obbligatoria per i nuovi nati e nei dodicenni.

E grazie alla vaccinazione, i casi di contagio da virus HBV si sono ridotti notevolmente, negli ultimi 40 anni, specie tra i giovanissimi.

Si è quindi passati dai circa 14 casi l’anno ogni 100.000 abitanti nei primi Anni Ottanta ai valori attuali pari a 0,6 ogni 100.000 abitanti.

Ciò ha consentito che in Italia, sulla base dei dati diffusi dal sistema di sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità (Seieva), nel 2017 si registrassero solo 227 casi di Epatite B con un’incidenza dimezzata rispetto al 2009.

Inoltre, la prevalenza oggi si evidenzia nella fascia 35-54 anni, “aspetto importante – conclude Russo – perché quando si viene contagiati da bambini la malattia ha più probabilità di divenire cronica”.

IL CONTAGIO DA VIRUS HBV

Il contagio avviene attraverso la trasfusione di sangue, rapporti sessuali non protetti, punture o tagli con strumenti infetti o da madre a figlio. Il virus resiste nell’ambiente per almeno 7 giorni e questa caratteristica rende la trasmissione possibile anche tramite oggetti contaminati, come quelli utilizzati in condizioni igieniche non adeguate per piercing o tatuaggi.

La malattia molto spesso non dà sintomatologia evidente, ma nel 20% delle persone colpite può progredire in Cirrosi epatica che a sua volta favorisce lo sviluppo del cancro al fegato.

 

(Fonte: Ansa)