Un modello in grado di prevedere la sopravvivenza del paziente con epatocarcinoma, fin dalla prima visita precedente l’inserimento in lista. È lo studio, che ha coinvolto 12 centri provenienti da Paesi di Nord America, Europa e Asia e che ha portato a Quirino Lai, ricercatore del policlinico Umberto I di Roma, il premio per il miglior contributo scientifico al 7° congresso della A – Phbpa (l’Asian-Pacific Hepato-Pancreato-Biliary Association).

La ricerca, che ha incluso oltre 3000 pazienti affetti da questa patologia tumorale, ha permesso di sviluppare un sistema grazie al quale il medico curante può stimare la possibilità di dover iniziare a trattare il tumore già prima del trapianto, in modo da ottenere buoni risultati, o all’estremo opposto, considerarlo già troppo avanzato per poter proporre un percorso trapiantologico.

La possibilità di prevedere o escludere il successo di un trapianto di fegato ha grosse ripercussioni nell’allocazione di organi per pazienti con tumore epatico, in considerazione soprattutto della discrepanza tra domanda e offerta, ossia tra il numero di pazienti che vengono riferiti per trapianto e il numero di donatori disponibili.