La pubblicazione del report su donazioni e trapianti nel 2018, presentato alcuni giorni fa da Ministero e CNT, ha messo nero su bianco – scendendo al dettaglio delle regioni –  molte luci e molte ombre.

I dati risultano parecchio critici nel caso della Puglia. Nel 2018, infatti, i rifiuti alla donazione degli organi dopo la morte hanno raggiunto il 52,2% rispetto al 43,3 del 2017 (ben lontani dalla media nazionale di poco al di sotto del 30%).

Fra tutte le regioni italiane, la Puglia è, purtroppo, all’ultimo posto.

Anche il no al prelievo degli organi espresso durante il rilascio della nuova Carta d’Identità Elettronica raggiunge la percentuale di 41,6 punti contro il 34% della media nazionale.

 

Loreto Gesualdo

“Abbiamo alcuni dati positivi e altri negativi – spiega il professor Loreto Gesualdo, ordinario di Nefrologia all’Università di Bari e coordinatore del Centro regionale trapianti -. La Puglia – si legge nell’intervista di Gianvito Rutigliano apparsa su Repubblica Bari – è maglia nera per numero di donazioni da cadavere, ma siamo stati molto bravi per numero di donazioni da vivente: ci attestiamo fra le prime cinque regioni italiane. Il cittadino pugliese nel complesso è una persona che dona, ma il 2018 per me è stato comunque molto preoccupante“.

Il motivo di tanti rifiuti secondo il professor Gesualdo va ricercato nel “fattore culturale. Se analizziamo la mappa nazionale il calo è stato maggiore nelle regioni del Sud che da sempre donano meno che al Nord. Ma non possiamo sottovalutare l’influenza dell’aspetto organizzativo”.

La battaglia contro la ritrosia a donare, commenta Gesualdo, si vince attraverso l’educazione e la sensibilizzazione al dono non soltanto nei confronti della popolazione generale, ad iniziare dalle scuole, dalle famiglie e mediante iniziative congiunte con le associazioni di volontariato (vedi AIDO).

“Da gennaio – aggiunge Gesualdo nell’intervista – il Centro regionale trapianti ha attivato un percorso di formazione degli operatori sanitari che si approcciano ai familiari per chiedere il consenso al prelievo degli organi, soprattutto gli anestesisti”.

Sempre secondo Gesualdo, la comunicazione medico-paziente riveste un ruolo fondamentale e “dobbiamo imparare a comunicare meglio, a partire dall’accoglienza nel Pronto soccorso”.

Come colmare invece il gap registrato all’atto del rilascio delle nuove Carte d’Identità Elettroniche?

“Il progetto Una scelta in Comune ci aiuterà perché anche in questo caso è una questione di cultura e non soltanto del singolo. Dobbiamo formare il personale degli Uffici dell’Anagrafe: in alcuni Comuni registriamo il 70% di opposizione e in altri il 5 o perfino il 3. Sono 180 i Comuni su 260 ad aver aderito al progetto; abbiamo già tenuto corsi che vogliamo ripetere dove le percentuali appaiono peggiori. E in più il Centro trapianti ha intenzione di sottoscrivere una convenzione con tutte le associazioni di volontariato: permettere loro di spiegare al cittadino il valore del dono prima del rilascio della CIE potrebbe essere utile…”.

 

(Fonte: Repubblica ed. Bari)

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