A Bergamo, e non solo, lo conoscono come il medico che ha coordinato, nella sua lunga carriera, circa tremilanovecento trapianti di organi solidi e altrettanti di tessuti.

Mariangelo Cossolini (nella foto sopra), 65 anni, anestesista, memoria storica della chirurgia bergamasca, dopo trent’anni di sala operatoria ha da poco ‘appeso il bisturi’ al chiodo.

Un professionista di grandi capacità e una persona di straordinaria umanità. Non a caso su di lui hanno fatto affidamento migliaia di pazienti in qualità di Responsabile del Coordinamento prelievo e trapianto d’organo dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

“È giusto – dice in un’intervista pubblicata da Bergamonews a cura di Fabio Viganò – lasciare spazio a qualcun altro, anche se mi è stato chiesto di continuare a dare una mano ai colleghi come volontario”.

Ed è proprio Cossolini ad evidenziare come la professione del chirurgo stia vivendo fasi molto delicate e come le nuove leve specialistiche scarseggino all’orizzonte.

“I chirurghi che effettuano trapianti sono sempre gli stessi. Faticano, sono impegnati tutto l’anno ed hanno lo stesso stipendio degli altri. A volte i colleghi ci dicono ‘ah, tu fai i trapianti, sei famoso’ ma ormai i trapianti non fanno più storia, sono una cura normale. Inoltre capita di lavorare a Pasqua, Natale, Capodanno e durante le ferie. È un grosso sacrificio, che comporta più oneri che onori”.

Il sistema complessivo rischia pertanto l’implosione. E rimediare ad un simile scenario non appare semplice.

“Questo lavoro è una missione. È la motivazione che aiuta a superare le difficoltà…”.

Ma la vocazione, ammette Cossolini, non è sufficiente a contrastare la ‘perdita’ delle vocazioni e chiama in causa i decisori politici ai massimi livelli.

“Abbiamo un contratto scaduto da 12 anni e siamo gli unici a cui non è ancora stato rinnovato. Occorrono incentivi per i più giovani, la certezza di una carriera… Purtroppo non vedo programmazione”.

Altro tema affrontato è quello della cultura della donazione. Su quest’aspetto Cossolini ammette una maggiore consapevolezza sebbene l’informazione sia ancora insufficiente e l’ignoranza rischi di aggiungere problemi ai problemi.

“I social, ad esempio, da una parte danno una mano, dall’altra sono nemici perché troppa gente dice cose non vere spacciandole per verità. Sul web ci si improvvisa tuttologi perdendo di vista il parere degli esperti…”.

A titolo d’esempio, collegandosi all’importanza della responsabilità in capo ai giornalisti quando si mettono alla tastiera del computer, Cossolini riporta la bufala dei migranti uccisi nel deserto a cui vengono prelevati gli organi e trasportati in Egitto per il trapianto. O, ancora, quella dei camorristi trapiantati in case di cura private, magari dopo aver deciso un delitto.

“Tra prelievo e trapianto occorre un’équipe di centocinquanta persone. Non è un gioco, non si può improvvisare…”

Sul suo profilo Facebook, Cossolini ha voluto scrivere:

“Il dono è regalare, dare spontaneamente e senza ricompensa qualcosa che ci appartiene”.

 

(Fonte: Bergamonews.it)