Nel 2018, in Italia – i numeri provengono dalla banca dati dell’ISTATil 66,8% della popolazione generale con 11 e più anni ha consumato almeno una bevanda alcolica: percentuale in aumento sul 2017 quando si attestava al 65,4.

Osservando ancora meglio, è possibile evidenziare come il consumo di alcol nella popolazione under 25 rappresenti un autentico allarme sociale, oltre che clinico, considerate le numerose implicazioni dal punto di vista dell’emergenza sanitaria. 

Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) classifica l’alcol fra le droghe e raccomanda ai giovani fino a 18 anni d’età di astenersi dall’assunzione di bevande alcoliche.

 

La professoressa Maria Luisa Attilia (CRARL)

 

ALCOL E GIOVANI: LA FASCIA 11-17 ANNI

Nella fascia 11-17 anni ne fanno uso 1.075.566 giovani (600.641 ragazzi – 474.925 ragazze), mentre tra i 18 ed i 24 anni il conteggio subisce una brusca impennata fino ad arrivare a 2.931.842 (1.626.319 ragazzi – 1.305.523 ragazze). 

Di questi, a bere soprattutto fuori dai pasti sono in 2.216.097, mentre il 10,1% dei giovani – pari a 825.776 – è coinvolto addirittura nel fenomeno del binge drinking; ovvero dell’ingurgitare alcol fino a sballarsi e svenire (coma etilico). 

IL BINGE DRINKING

Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) definisce il binge drinking un’assunzione di almeno 4 unità alcoliche per la donna e di almeno 5 unità alcoliche per l’uomo in un periodi di tempo di circa 2 ore.

“Nella fascia 11-17 anni – spiega la professoressa Maria Luisa Attilia, responsabile clinico del Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL) – l’alert coincide con quanti si lasciano andare al binge drinking: nel 22,6% dei casi si parla di giovanissimi maschi e nell’11,1% di giovanissime femmine. Tali dati sono più rilevanti, sotto il profilo statistico, rispetto alla prima fascia adulta, quella dei 18-24 anni. Qui, il binge drinking sembra ridursi in modo drastico: 3,5 punti percentuali negli uomini; 2,4 punti percentuali nelle donne. Ma resta comunque un dato allarmante”.

L’ATTENZIONE SULLE DONNE BEVITRICI

E proprio quest’ultime hanno catturato l’attenzione dei ricercatori; ricercatori pronti a spostare l’ago dell’indagine sulla popolazione universitaria. Il Crarl si è dunque posto l’obiettivo di condurre uno studio su 2.746 iscritti degli atenei italiani – provenienti da vari corsi di laurea – allo scopo di valutare le abitudini ed i consumi degli alcolici in coloro che, in prospettiva e una volta laureati, andranno a ricoprire i ruoli dei futuri manager, economisti, ricercatori, politici, medici del nostro Paese. 

L’80,6% degli intervistati era – appunto – composto da studentesse (il 19,4% da studenti maschi). La lettura dei risultati – inseriti nel Primo Rapporto Alcol e Salute della Regione Lazio presentato a Roma il 12 giugno scorso in occasione del convegno “CURARE, INCLUDERE, INTEGRARE” a cura del Centro di Riferimento Alcologico della Regione Lazio (CRARL) – lascia ben poco spazio all’immaginazione e fa suonare un altro campanello d’allarme: il 91,5% degli intervistati dichiara di consumare alcol; e di questi, il 51,2% beve ad alto rischio per la salute (1.047 studenti di cui 1.158 femmine e 250 maschi). Inoltre, circa il 57,9% (1.590 universitari) riferisce di aver avuto almeno un ‘episodio’ di binge drinking nell’ultimo anno. 

Tutto ciò a dimostrazione dell’elevato consumo a rischio tra i giovani adulti: in particolare nelle donne.

ALCOL E FUMO “VANNO A BRACCETTO”

Con un’ulteriore ripercussione (negativa): vi è – inequivocabile – una chiara associazione di comportamenti ‘pericolosi’ nella popolazione universitaria, ad iniziare proprio da quella oggetto dello studio: oltre il 50% dei ‘forti’ bevitori è anche un fumatore. Siamo quindi in tema nel rammentare che l’Organizzazione Mondiale della Sanità inserisce il tabagismo, l’ipertensione e l’alcolismo tra i primi tre fattori di rischio in grado d’influenzare concretamente la durata della vita di un uomo, specie nei Paesi cosiddetti industrializzati. Gli elevati consumi di alcol e tabacco vengono pertanto identificati tra i principali fattori esterni per morte prematura e disabilità: non a caso il 70% delle persone alcoliste fuma!

 

(si ringrazia la professoressa Maria Luisa Attilia per aver messo a disposizione le informazioni contenute in questo articolo)