La notizia arriva dall’Università del Maryland: per la prima volta al mondo e nella storia della medicina, il drone è stato utilizzato per trasferire il fegato del donatore fino al Centro trapianti di Baltimora e da qui alla paziente in lista d’attesa.

Il tragitto aereo, dicono gli specialisti statunitensi, si è concluso con successo e non ha ‘prodotto’ effetti negativi sull’organo consegnato alla sala operatoria (rimangono però imprecisate la distanza e la durata del tragitto, ndr).

“Una delle fasi più importanti della trapiantologia – commentano – è il trasporto degli organi del donatore. Organi che, passato un certo periodo dal prelievo, non sono più adatti allo scopo. In media, a causa di vari accadimenti e rallentamenti lungo il percorso, l’1,5% circa degli organi risulta infatti non più idoneo”.

Il trasporto dell’organo mediante drone ha visto i ricercatori americani impegnati nella creazione di appositi contenitori che oltre a mantenere in condizioni ottimali il fegato destinato al trapianto, raccolgono e trasmettono informazioni inerenti la temperatura dell’organo, la pressione presente all’interno degli involucri, la quota di volo, le vibrazioni prodotte dal trasporto e la posizione in tempo reale del piccolo ‘velivolo’.

Il primo volo del drone è stato effettuato il 19 aprile scorso. E l’organo contenuto nei contenitori trapiantato in una paziente di 44 anni. A buon fine anche l’intervento chirurgico e il periodo di osservazione post-operatorio.

La paziente, conclusi i controlli clinici, ha lasciato l’ospedale il 25 aprile.

Visto il successo ottenuto, i ricercatori del Maryland puntano ora a brevettare i contenitori atti al trasferimento.

“Gli organi venivano trasportati con i droni anche in passato – concludono – ma prima lo si faceva solo con organi di animali. I trasporti venivano effettuati nell’ambito di studi con l’obiettivo di appurare in che modo un tragitto aereo potesse influenzare gli stessi”.

 

(Fonte: sputniknews.com)