Tumori del fegato

 

 

Cosa sono e qual è l’origine
I tumori del fegato si suddividono in primari (quelli la cui origine è da ricercare nella moltiplicazione incontrollata degli epatociti) e le neoplasie secondarie (altrimenti conosciuti come secondarismi o metastasi) dovute all’attecchimento di cellule malate provenienti da altri distretti anatomici e migrate, tramite la circolazione sanguigna, fino all’organo: dunque da tumori nati – ad esempio – nel colon, nella mammella, nel polmone e nella prostata. Il primo compito dello specialista, verificata la presenza di una lesione sospettata di essere un tumore epatico è di caratterizzare la sua natura, primitiva o secondaria, mediante la determinazione dei marcatori tumorali nel sangue, indagini radiologiche ed eventualmente la sua biopsia. Secondariamente occorre stabilire lo stadio di malattia, ossia stabilire quanto la malattia si è diffusa nell’organismo. Il termine tecnico è stadiazione: attraverso di essa si ottengono le informazioni utili alla proposta terapeutica.

Sintomi
Nella fase iniziale, come avviene per altre patologie, i tumori del fegato sono spesso ‘silenti’; la sintomatologia compare nel momento in cui la malattia ha ormai raggiunto un ampio livello di diffusione. I disturbi riferiti dal malato sono però poco specifici e per giungere alla diagnosi occorre un’indagine clinica e strumentale approfondita: in genere compaiono dolori alla parte superiore dell’addome; ingrossamento del ventre; perdita di peso e inappetenza; nausea, vomito; senso di sazietà gastrica; spossatezza; ittero; urine di colore scuro e febbre.

Diagnosi e cura
Raggiunta la diagnosi di natura e stabilita la stadiazione, la proposta, terapica è funzione di entrambi questi fattori. Per i tumori secondari, metastasi, in generale la possibilità di eseguire un trattamento chirurgico è minore che per i tumori primitivi del fegato, ma per entrambe le tipologie si dispone altresì della possibilità di trattamenti di radiologia interventistica. Questi ultimi,classificabili in transarteriosi (chemioembolizzazione) o transparenchimali (ablazione mediante radiofrequenza o microonde), costituiscono un valido approccio per numerose situazioni.