di Emiliano Magistri

Oltre 200 trapianti di fegato sui piccoli pazienti ricoverati. Sono solo alcuni dei numeri che l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma ha registrato dal 1986, anno in cui venne effettuato il primo trapianto, di cuore in quel caso, su un bimbo di soli 11 mesi, a oggi. Nel totale, la struttura, che rappresenta una delle eccellenze italiane nell’ambito della sanità pediatrica, ha superato quota 1000.

Il primo intervento sul fegato è avvenuto nel 2008, l’ultimo lo scorso 20 novembre, insieme a due di reni. Un risultato che, grazie ai progressi registrati nella ricerca e nella chirurgia, permette una percentuale di sopravvivenza dei giovanissimi pazienti in costante crescita. Coloro che hanno ricevuto un cuore nuovo, tanto per fare un esempio, a cinque anni dall’intervento, hanno una percentuale di sopravvivenza dell’88%, che diventa del 98% nel caso di trapianto di rene e 96% di fegato. In più nell’ospedale della Santa Sede, che è l’unica struttura in Europa che garantisce tecniche operatorie anche da vivente, combinate o multiorgano, è possibile sottoporsi anche a trapianti di cellule e tessuti, nonché a impianti di cuore artificiale. Lo scorso anno, 186 sono stati i trapianti di midollo, 29 di cornea, 39 di homograft (la valvola cardiaca umana proveniente da donatore, che viene modificata mediante procedure di ingegneria tissutale), 5 di membrana amniotica e 8 impianti di cuore artificiale.

Come ha spiegato il dottor Luca Dello Strologo, responsabile dell’Unità di Clinica del trapianto renale del Bambino Gesù, “quello che abbiamo tagliato è un traguardo che ci riempie di orgoglio, perché siamo riusciti a garantire una nuova speranza di vita a tanti bambini. Dopo 33 anni di attività sempre più intensa, sono incoraggianti i dati sulla sopravvivenza dei nostri piccoli pazienti, nonostante molti trapianti vengano effettuati su bambini con situazioni cliniche di partenza estremamente gravi e complesse”.

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