“Whatsapp Medicine. La nuova comunicazione medico-paziente: rischi e opportunità” è il titolo della tavola rotonda che sarà ospitata, venerdì 23 novembre (ore 16-17, Sala Italia), all’interno del 42° Congresso Nazionale della S.I.T.O. (Società Italiana dei Trapianti d’Organo e di Tessuti) quest’anno organizzato al Palazzo della Cultura e dei Congressi di Bologna.

Alla tavola rotonda parteciperà anche Eugenia Romanelli, giornalista esperta di new media e privacy nonché docente universitaria, che ha affrontato il tema dell’utilizzo dei social da parte dei medici in un suo recente articolo apparso nella rubrica Bordeline per l’edizione online de L’Espresso.

Eccone alcuni stralci.

“La condivisione dei dati dei pazienti via Whatsapp o tramite altri social, ma anche con e-mail o altre tecnologie – spiega l’avvocato Gianluigi Ciacci, docente d’Informatica Giuridica e di Diritto Civile dell’Informatica alla Facoltà di Giurisprudenza della Luiss Guido Carli – è un tipo di azione che riguarda il trattamento delle informazioni sanitarie svolto con uno strumento particolare, che quindi implica l’applicazione delle regole della disciplina sulla protezione dei dati personali, ossia il Regolamento europeo 2016/679, il famoso GDPR. In questi casi è obbligatorio sia informare il proprio paziente del tipo di trattamento che verrà fatto dei suoi dati, sia chiedere un suo consenso a quel tipo di utilizzo. Se questo non viene fatto, s’incorre in una sanzione amministrativa che in situazioni estreme può raggiungere i 20 milioni di euro“.

“Il tema – scrive Romanelli – è talmente esplosivo che molte categorie professionali si stanno organizzando. I primi sono proprio i medici e, il 22-24 novembre, al Centro della Cultura e dei Congressi di Bologna, in occasione del 42° Congresso Nazionale della Società Italiana dei Trapianti d’Organo e di Tessuti, ci sarà un workshop dal titolo Whatsapp Medicine. La nuova comunicazione medico-paziente:rischi e opportunità, dove sono stata invitata come discussant nella tavola rotonda Esperti a confronto. Si tratta del primo workshop italiano dedicato al tema, ed è importante, dato che al momento, né in Italia né in Europa, esistono ricerche, statistiche, pubblicazioni, studi con dati che inquadrino tali problematiche”.

“L’abuso dei social – le cui derive sono ormai drammatici fatti di cronaca all’ordine del giorno – prende una piega veramente pericolosa quando declinata sulla salute – dice ancora l’avvocato Ciacci -. Quando il dato che si fa viaggiare su Whatsapp o sui social riguarda infatti la salute, in ballo non c’è solo la potenziale lesione della dignità e del diritto alla riservatezza della persona, ma qualcosa di molto più pericoloso”.

“Gli aspetti positivi – scrive ancora Romanelli – però ci sono, e mi riferisco alla possibilità, grazie alla tecnologia, di prendere in carico l’ansia del paziente, riequilibrando, almeno in parte, lo sbilanciamento nella relazione tra chi cura e chi è curato. Cellulari, messaggistica, social e Whatsapp permettono infatti una reperibilità e un ‘tempo’ che di solito non si trova durante un singolo appuntamento diagnostico o terapeutico, vista l’agenda fitta degli specialisti”.

“… Meno di un mese fa alla Scuola di Medicina dell’Università di Bari, ha preso il via il corso Ade 8Attività didattica Elettiva) – aggiunge Romanelli – su Comunicazione medico-paziente affidato al giornalista Franco Giuliano. Oggi il cuore della salute, mi ha detto il giornalista, è la cosiddetta medicina narrativa, ossia una medicina che sappia raccontarsi al paziente, in una comunicazione non più dall’alto in basso, ma inclusiva, partecipativa, ‘calda’. In questo senso io la penso al contrario: la Whatsapp medicine è il contraltare, perché mentre sembra avvicinare in realtà divide, in quanto strumento freddo per eccellenza. Whatsapp distrugge l’ascolto e impedisce al medico di fare il suo lavoro: ascoltare”.

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