Farmaci, chirurgia e altre cure ‘alleati’ nel vincere o tenere sotto controllo i tumori alle vie biliari. Ad illustrare i progressi nel campo della ricerca e della medicina specialistica è Vincenzo Mazzaferro, direttore del Reparto di Chirurgia dell’Apparato Digerente e Trapianto di Fegato della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università degli Studi di Milano.

Mazzaferro, in lunga intervista pubblicata dal sito panorama.it, spiega quali sono le terapie oggi disponibili, così da restituire speranze ai malati.

Il primo step di conoscenza arriva da un’intera famiglia di farmaci, alcuni dei quali in sperimentazione all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, in grado di bloccare l’evoluzione cancerosa. Vengono impiegati quando non è possibile l’intervento chirurgico e permettono se non la guarigione (più spesso ottenibile con l’asportazione del tumore), almeno il controllo della malattia fino all’80%.

 

Vincenzo Mazzaferro

 

“Bisogna precisare – dice Mazzaferro – che ogni farmaco va scelto sulla base di molti fattori, in particolare le caratteristiche del tumore”.

A questo proposto, Mazzaferro parla in primis di farmaci chemioterapici – tra le scelte compare la gemcitabina insieme ai derivati del platino e al Nab-paclitaxel (vedi lo studio pubblicato nel 2018 su Jama Oncology); mentre in altri casi, vale a dire il 10-20% dei colangiocarcinomi, si utilizzano farmaci, studiati proprio all’Istituto Tumori,inibitori del recettore FGFR e, ancora, nel 15-20% inibitori dell’IDH1/2 e nel 5-7% inibitori del BRAF (all’immunoterapia si ricorre raramente).

“Tra l’altro – aggiunge – a volte i pazienti non operabili possono diventarlo per effetto di questi trattamenti (associati pure alla radioterapia e alla radioembolizzazione)… Comunque la chirurgia o il trapianto rimangono la prima opzione di cura e l’esperienza dell’Istituto in materia è tra le più vaste”.

Ma quali sono i centri migliori a cui rivolgersi? Mazzaferro risponde: “Tutti i centri con lunga esperienza in trapianti di fegato, soprattutto in Oncologia. E dove ci siano le competenze per applicare eventuali terapie farmacologiche e radioterapiche”.

Gli esempi toccano quindi Milano, Torino, Padova, Bologna, Roma, Napoli.

“L’Istituto è un centro d’eccellenza perché ha un gruppo di medici multidisciplinare pronto a mettere in atto strategie differenti, dal trapianto alla terapia farmacologica di punta”.

COSA S’INTENDE PER TUMORE ALLE VIE BILIARI

Le vie biliari ricordano un albero con le foglie e l’estremità dei rami che toccano il fegato, con il tronco che si congiunge all’intestino. La bile, prodotta dal fegato, scorre dentro questo sistema che diventa via via sempre più grande, fino al tronco, che la porta all’intestino: qui il suo compito, essenziale, è legato al processo digestivo in particolare dei grassi e delle molecole complesse quali il colesterolo. Il cancro può colpire varie zone della struttura ad albero, cambiando il proprio nome a seconda della sede d’origine: tumore delle vie biliari intraepatiche (area delle foglie) o tumore delle vie biliari extraepatiche o della cistifellea (area dei canali di deflusso più grandi).

ASSOCIAZIONE NO-PROFIT PROMETEO

Mazzaferro – molto noto a livello internazionale, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra i quali il Premio FIRC (Fondazione Italiana Ricerca sul Cancro), consegnato dalla Presidenza della Repubblica – è stato il fondatore dell’associazione no-profit Prometeo (Progetto Malattie Epatiche Trapianto e Oncologia); associazione formata da pazienti, familiari e amici del reparto milanese, impegnata ad aiutare le persone colpite dal cancro contribuendo altresì alla formazione di chi vuole operare in questo settore. Fornisce aiuto logistico a quanti non hanno una casa a Milano durante le cure in Istituto.

 

(Fonte: panorama.it – Epac Onlus)