Con più di un intervento al giorno, nel 2018 la Città della Salute di Torino ha ‘donato’ una seconda vita a 382 persone.

Tanti i trapianti eseguiti dal Centro piemontese, riconosciuto dal Ministero della Salute come primo Centro del Paese (precedendo Padova, prima nel 2017, e Pisa).

“Se consideriamo che nel 2018 sono stati 3.718 i trapianti eseguiti in tutt’Italiadice Antonio Amoroso, direttore del Centro regionale trapianti –  è evidente che Torino sorregge il 10% dell’attività. Un risultato importante, che non si verifica per la prima volta, ma si deve ancora lavorare”.

Se si guarda al numero degli organi trapiantati nel 2018, Torino supera quota 400. “Vanno considerati anche 10 trapianti combinati rene-fegato e 4 di rene-pancreas”.

La Città della Salute è avanti per interventi di trapianto del rene (184). “Un numero mai visto in Italia – spiega il professor Luigi Biancone – legato anche al nostro grande impegno contro il rischio di rigetto per aumentare la ‘durata’ degli organi impiantati”.

Biancone, al pari di Amoroso, attribuisce i meriti ad un modello organizzativo rigoroso: tutte le Rianimazioni del Piemonte hanno personale formato ad individuare i potenziali donatori; la Regione ha dato come obiettivo ai manager della sanità la promozione del dono e la sensibilizzazione è elevata (in Piemonte solo il 27,8% della popolazione si oppone alle donazioni).

La Città della Salute è altresì avanti nei trapianti di polmone (33): non era mai accaduto. E a riceverli, in particolare, i giovanissimi affetti da Fibrosi cistica.

Torino è invece seconda – dopo Pisa – nei trapianti di fegato (152) e quarta per quelli  di cuore (20 tra adulti e pediatrici).

“Eppure – conclude Amoroso – riusciamo ad aiutare solo la metà delle persone nelle nostre liste d’attesa. Dobbiamo promuovere la donazione di rene da vivente e cercare donatori tra i chi è deceduto per cause vascolari: oggi i loro organi si possono recuperare. E, ancora, non si deve smettere di ricordare l’importanza delle donazioni. I dati nazionali raccontano di un calo”.

 

(Fonte. Corriere della Sera – Ed. Torino)