Il Covid non intacca l’attività di donazione e trapianto in Sicilia. Lo conferma il report del Centro regionale trapianti che indica in 123 i potenziali donatori segnalati nel 2020 dalle terapie intensive, di cui 50 effettivi. Nel 2019 erano stati 136, ma effettivi solo 44. Un risultato estremamente importante alla luce dell’emergenza sanitaria generata dalla pandemia e dalla riorganizzazione che hanno subito le regolari attività ospedaliere.

A salire sono anche i trapianti, con 203 interventi effettuati nell’anno appena terminato rispetto ai 177 del 2019, per un incremento di circa il 15%. Al primo posto, per numero di accertamenti, c’è il policlinico di Messina, seguito dal Villa Sofia Cervello e dall’ARNAS Civico entrambi di Palermo. Da risolvere c’è ancora il problema delle opposizioni alla donazione che rimangono alte: seppur leggermente ridotte rispetto al 2019, quando furono 64, nel 2020 sono state 55. Stesso discorso per le dichiarazioni di volontà registrate negli uffici anagrafici al momento del rinnovo della carta d’identità: su un totale di 506.652, sono stati 211.686 (una percentuale del 41,8%) i cittadini a dire no.

Nonostante tutto, l’anno della pandemia ha però coinciso con risultati importanti che il sistema trapiantologico regionale è riuscito a ottenere, come ad esempio il primo trapianto di utero effettuato in Italia: a beneficiarne una donna di 30 anni al policlinico di Catania. Inoltre, all’ISMETT di Palermo, è avvenuto uno dei primi trapianti da donatore positivo al Covid.

Come ha spiegato il coordinatore del CRT, Giorgio Battaglia, “in un momento così particolare, aver ottenuto numeri di questa portata è molto importante. Tuttavia il nostro obiettivo deve essere quello di spingerci ancora oltre per colmare il divario tra l’esigenza di un organo e le donazioni”.