È di pochi giorni orsono l’annuncio del trapianto di fegato da un donatore grossetano di 97 anni, eseguito dall’Unità Operativa di Chirurgia epatica dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana lo scorso 24 aprile.

Un primato che si aggiunge a quelli già raggiunti nel recente passato dall’équipe coordinata da Paolo De Simone, direttore U.O.

Un evento eccezionale che ha riacceso le speranze di vita in un paziente over 65.

Il primato italiano/europeo, il secondo a livello mondiale dopo il trapianto d’organo da donatore 98enne, è con tutta probabilità frutto dell’intensa campagna a favore della donazione.

“La Toscana – dice Paolo De Simone, direttore dell’Unità Operativa pisana (e componente della Faculty in Epateam, ndr) – è un’isola felice per le donazioni, una delle comunità più virtuose, ma occorre fare sempre meglio sfatando il ‘mito’ che gli anziani non possono donare”.

Il successo ottenuto in aprile, si lega quindi strettamente all’obiettivo conseguito, anch’esso reso noto da poco, del trapianto numero 100 effettuato dal Centro toscano dall’inizio del 2018.

“Lavoriamo con un mese d’anticipo sul 2017 – spiega lo stessoDe Simone al cronista del quotidiano Il Tirreno – e ciò vuol dire che nel 2018 supereremo la quota di 12 mesi fa”, quando nelle sale operatorie del Polo di Cisanello i trapianti effettuati sono stati 142 (secondi soltanto a Torino con 153 procedure completate).

***

Professor De Simone, il fegato di un donatore così anziano ha le stesse caratteristiche di piena funzionalità di altri organi prelevati da soggetti più giovani? L’età biologica, dunque, non incide?

“La nostra e altrui esperienza – racconta ad Epateam.org – dimostrano che gli organi di donatori molto anziani possono essere impiegati con successo, purché siano accuratamente valutati l’organo (in primis), le condizioni del decesso e la presenza di malattie concomitanti”.

In casi come questo è necessaria una preparazione dell’organo differente rispetto a donatori più giovani?

“No, è necessario contrarre il più possibile i tempi di ischemia fredda, ossia non mantenere l’organo troppo a lungo nel ghiaccio”.

L’età biologica dell’organo trapiantato può complicare la terapia farmacologica immunosoppressiva a cui dovrà sottoporsi il ricevente?

“No, il contrario. Generalmente si ritiene che organi anziani abbiano un minore rischio di rigetto”.

Il follow-up post-chirurgico è identico?

“Assolutamente identico”.