La Nash (Steatoepatite non alcolica) si candida ad essere la malattia più diffusa al mondo. Nel 2020, 3 miliardi di persone soffriranno di questo grave dismetabolismo.

A lanciare l’allarme è il Gis-Nash, il Gruppo Italiano di Studio della Nash, riunitosi nei giorni scorsi a Milano – sotto l’egida della Società Italiana di Malattie Infettive – Simit – in occasione della due giorni di congresso dedicato alla Steatosi epatica.

“Secondo gli ultimi dati resi disponibili dalla letteratura a livello internazionale – spiega il professor Carlo Filice (docente di Malattie Infettive all’Università di Pavia e Direttore della struttura di Ecografia di Malattie Infettive del Policlinico San Matteo), circa 4 pazienti con Steatosi epatica (fegato grasso o Nafld) sviluppa la Nash (Steatoepatite non alcolica) con un rischio di progressione della malattia verso un quadro clinico di fibrosi stimato attorno al 40-50%”.

“L’Organizzazione Mondiale della Sanità – chiarisce il professor Filice – ha già individuato la Nash come una delle patologie più importanti da affrontare a causa della difficoltà della diagnosi e per le conseguenze che può avere”.

Allo stato attuale l’individuazione della malattia è spesso ritardata nel tempo (e sotto il profilo terapeutico non si dispone di medicinali dotati di sicura e provata efficacia).

Nella stragrande maggioranza, infatti, le persone con Nash stanno apparentemente bene.

Per arrivare ad un riscontro certo occorrono la biopsia del tessuto epatico o una Risonanza Magnetica. Ma, come accade pure in altre condizioni, i soggetti a rischio non accettano di sottoporsi ad accertamenti invasivi e un’alta percentuale di malati di Nash rimane sommersa.

LE CAUSE DELLA NASH

Le cause della Nash sono molteplici.

Può ‘scaturire’ da complicanze di precedenti malattie infettive – specie in ex malati di Epatite o in persone colpite da Hiv -; può insorgere a causa del diabete; per abuso di farmaci; può comparire perché ‘provocata’ da uno stile di vita errato e da regimi alimentari sbagliati.

Chi è affetto da Nash è inoltre soggetto ad ulteriori, critiche conseguenze: cirrosi, tumore epatico, patologie cardiovascolari (infarto del miocardio ed ictus).

“Ad oggi – conclude il professor Filice – non esistono terapie per la Nash -. Può essere utile tenere un corretto stile di vita, a partire da un’alimentazione come quella mediterranea povera di grassi saturi, formaggi, salumi, dolci (ma ricca di frutta, verdura, legumi e pesce). È poi indispensabile una riduzione delle calorie qualora la persona sia in sovrappeso ed è sempre necessaria una regolare attività fisica. Farmaci ad hoc ancora non ci sono. Stiamo lavorando nella ricerca e l’auspicio e che si possano realizzare nell’arco dei prossimi 2 anni“.

 

(Fonte: dire.it)