Diagnosi precoce per il “fegato grasso” (Steatosi epatica non alcolica) grazie ad un nuovo esame del sangue. È questo il risultato dello studio portato a termine dal CNR di Pisa ed illustrato dai ricercatori della Società italiana di diabetologia al 55° congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD).

La ricerca del CNR si è focalizzata sulla valutazione degli aminoacidi e dei lipidi circolanti nel sangue così da capire se un’alterazione dei rispettivi livelli potesse ‘fare da spia’ precoce del mutato metabolismo del fegato così da impattare sul rischio cardiovascolare.

“Abbiamo studiato 112 soggetti non diabetici, di cui 92 con NAFLD (Steatosi epatica non alcolica, patologia subdola, asintomatica, caratterizzata dall’accumulo di grasso a livello del fegato) e 20 persone non affette da NAFLD. In questi pazienti – spiega Chiara Barbieri, dell’IFC-CNR di Pisa, prima autrice dello studio – si è misurata la concentrazione degli aminoacidi, eseguito il profilo lipidico e rilevati gli enzimi epatici. È stata inoltre valutata la presenza dell’insulino-resistenza”.

Da qui si è visto come i pazienti con NAFLD – non sempre individuata tempestivamente e spesso scoperta dopo un’ecografia addominale – fossero ‘portatori’ di un aumento dell’insulino-resistenza e di un’alterazione delle concentrazioni plasmatiche per gli aminoacidi.

“Le evidenze – commenta Amalia Gastaldelli, direttrice ricerca Unità rischio cardiometabolico IFC-CNR di Pisa – hanno permesso d’individuare nuovi marker, non invasivi, utili ad implementare le strategie di diagnosi, prevenzione e trattamento della malattia ormai riconosciuta quale problema di salute pubblica”.

Lo studio è stato inserito nel progetto Ue Programma Horizon H2020 EPoS.

 

(Fonte: federfarma.it – ansa.it)