“Devo ringraziare i Testimoni di Geova – dice il professor Umberto Cillo, Ordinario di Chirurgia generale epatobiliare e del Centro trapianti di fegato dell’Azienda Ospedaliera di Padova, Presidente SITO – perché ci hanno permesso di aprirci a qualcosa a cui non prestavano tanta attenzione 10-15 anni fa, cioè al tema del risparmio di sangue”.

La ‘medicina senza sangue’ o, ancora meglio, la ‘medicina con risparmio di sangue’ e nessun ricorso all’emotrasfusione, viene da lontano – più precisamente dagli USA – ed è stata ispirata anche dai pazienti Testimoni di Geova.

Cioè da coloro il cui credo religioso non consente di accettare, nel corso di varie procedure medico-chirurgiche, ciò che per molti è quasi considerata una normalità: la trasfusione.

Ed è proprio in quest’ottica che gli stessi Testimoni di Geova si stanno via via facendo sempre più promotori d’iniziative ad hoc. Soprattutto in seno ad importanti congressi scientifici: ad iniziare da quello della SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) – svoltosi a Palermo – e da quello delle società di chirurgia organizzato a Roma, nei quali allestire stand e spazi informativi in tema.

Da qui, l’obiettivo di fornire ed acquisire notizie aggiornate sulla ‘medicina senza sangue’ applicata in diversi contesti; inclusi gli scenari particolarmente complessi dei trapianti, della chirurgia epatica e delle dissezioni aortiche.

Dal canto suo, la SIAARTI ha già affrontato la questione dell’accesso alle cure con ‘la medicina senza sangue’, organizzando un gruppo di lavoro per il documento sul rifiuto all’emotrasfusione del Gruppo di Studio per la Bioetica, nel quale si mettono in evidenza le linee guida utili agli anestesisti e dove viene ribadito il diritto all’autodeterminazione per i trattamenti sanitari (sancito dalla nostra Costituzione, dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, dalla Convenzione di Oviedo e dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea).

Ma la messa a punto di tecniche in grado di risparmiare sangue durante l’intervento chirurgico così da non dover ricorrere alle trasfusioni, non ha ricadute positive solo e soltanto nei casi clinici riguardanti i Testimoni di Geova. Bensì sull’intera comunità dei pazienti pronti ad affrontare la sala operatoria e sottoporsi anche al trapianto (il trapianto di fegato è in assoluto il trapianto più complesso e ad elevato rischio di sanguinamento; eppure in migliaia di situazioni si è riusciti a scongiurare le trasfusioni per merito di tecniche microchirurgiche capaci di controllare la perdita ematica vaso per vaso).

L’esperienza maturata grazie ai Testimoni di Geova – dice Ugo Boggi, Ordinario di Chirurgia generale all’Università di Pisa, Associato aggiunto di Chirurgia generale all’Università di Pittsburg e Presidente eletto della SITO (Società Italiana Trapianti d’Organo) – ci ha motivati nell’affinare tecniche di risparmio del sangue e gestione post-operatoria per limitare la necessità di trasfusioni. Percorso che ha portato benefici a chi esprime il rifiuto e consente il risparmio ematico in molti altri soggetti consenzienti.

In Italia sono oltre 5.000 i medici che trattano pazienti Testimoni di Geova senza far ricorso all’emotrasfusione. Circa 16.000, invece, i pazienti Testimoni di Geova operati impiegando tecniche alternative alla trasfusione.

 

(Fonte: quotidianosanità.it)