Società scientifiche e pazienti sempre più uniti nell’affrontare le sfide dedicate all’eliminazione dell’Epatite C.

Nelle scorse settimane a Roma si è svolta la conferenza “Alleanza contro l’Epatite 2019” promossa da AISF (Associazione Italiana per lo Studio del Fegato), SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali) con il patrocinio di EpaC Onlus, il cui obiettivo era fare il punto “sullo stato dell’arte” sia sotto il profilo clinico sia per quanta riguarda gli ostacoli ancora da superare nella lotta al sommerso.

“Se i costi della terapia – ha spiegato durante l’incontro il professor Massimo Galli, presidente SIMIT – passassero dal fondo per i farmaci innovati a completo carico delle Regioni, quest’ultime si troverebbero a dover sostenere altri oneri diretti senza che ancora si sia investito a sufficienza per l’emersione del sommerso, fatta eccezione per le società scientifiche che hanno intrapreso campagne di comunicazione… Il grosso del sommerso – ha commentato Galli – sta nelle fasce d’età sopra i 50 anni e verso le quali finora si è fatto davvero poco”.

LA SITUAZIONE IN ITALIA: 200MILA PAZIENTI ANCORA DA INDIVIDUARE E TRATTARE

Numeri alla mano, in Italia – pur considerando l’ottimo lavoro già svolto nel contrastare l’Epatite C – si calcolano circa 200mila persone con infezione da HCV ancora da individuare e sottoporre a trattamento farmacologico. Da qui la sfida che si presenta, in primis all’attenzione della comunità medico-scientifica, affinché per l’eradicazione dell’infezione nel Paese non s’intervenga solo sulle classiche ‘sacche’ dei SerD e degli istituti di detenzione, ma sul bacino dei pazienti afferenti ai medici di base.

“Tale percorso – ha sottolineato il dottor Salvatore Petta, segretario AISF – per risultare efficiente necessita di una corretta informazione/formazione dei medici di Medicina generale e dell’organizzazione di una rete in grado di collocare i pazienti individuati rispetto ai centri autorizzati al trattamento”.

L’EQUIVALENZA DEI FARMACI, LE PREOCCUPAZIONI DEGLI SPECIALISTI

Ma c’è di più. All’orizzonte, infatti, si profila un’altra preoccupazione. A darne conto è stato lo stesso professor Galli di SIMIT, secondo il quale la disponibilità “in Italia di tre diversi trattamenti ha consentito negli anni di scegliere ed utilizzare lo schema più adatto a ciascun paziente. L’eventuale affermazione di equivalenza tra le combinazioni farmacologiche disponibili toglierebbe ai medici la discrezionalità necessaria per attuare la scelta terapeutica migliore”.

In altre parole, Galli mette l’accento su come i farmaci non prevedano la stessa durata di trattamento, sulla loro diversità dal punto di vista chimico, sui rispettivi meccanismi d’azione e sul profilo di sicurezza: “Poterli usare tutti ha dato grandi risultati. Lasciateci quindi curare in scienza e coscienza senza porre limitazioni”.

Alle preoccupazioni di Galli, fa eco Petta dell’AISF.

“Bisogna prestare molta cautela in proposito. Tali regimi contengono principi attivi appartenenti a classi terapeutiche differenti: hanno profili di sicurezza diversi in alcune sottopopolazioni di pazienti e vengono somministrati con schemi terapeutici che differiscono per durata in funzione del genotipo virale di HCV e della severità della malattia di fegato”.

A tutt’oggi  – ha chiarito Petta – la possibilità di sfruttare al meglio le opportunità offerte ha permesso di ottenere risultati eccellenti, vale a dire guarire più del 95% dei soggetti trattati. L’applicazione in tale contesto del principio d’equivalenza, se approvata da AIFA, potrebbe inficiare quanto fatto finora con ripercussioni negative in ambito clinico e farmaco-economico.

LE RICHIESTE DELL’ASSOCIAZIONE DEI PAZIENTI EPAC ONLUS

A farsi portavoce dell’istanze dell’associazione dei pazienti EpaC Onlus è il presidente Ivan Gardini. L’attenzione, secondo Gardini, va concentrata su alcuni aspetti fondamentali. Vediamoli in dettaglio

La realizzazione in tempi brevi di un PDTA nazionale per l’eliminazione dell’infezione da HCV che includa linee d’intervento nazionali omogenee seppur declinabili ed adattabili alle esigenze organizzative delle Regioni.

L’istituzione di un fondo ad hoc per assicurare risorse destinate all’acquisto dei famaci anti HCV; risorse adeguate al numero dei pazienti così da raggiungere gli obiettivi dell’OMS. Aggiungendo, al tempo stesso, attività di screening e linkage-to-care, compresi programmi di formazione ed informazione del personale medico e della popolazione; possibilità di disporre nelle carceri e nelle sedi SerD di personale specializzato che consenta la gestione dei pazienti sia in termini di screening sia di trattamento; screening delle popolazioni a rischio; creazione di network che consentano un veloce referral e linkage-to-care dei pazienti, ad esempio dai medici di Medicina generale ai centri prescrittori; l’ampliamento dei centri autorizzati alla prescrizione dei farmaci; la semplificazione dei percorsi diagnostici; l’attività di comunicazione verso la popolazione e/0 stakeholders.

La condivisione dei punti 1 e 2 da parte della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, assieme all’impegno volto ad elaborare Piani Regionali di eliminazione dell’Epatite C dotandoli delle risorse necessarie, attingendo pure dalle risorse avanzate – al 31 dicembre 2019 – del fondo innovativi non oncologici.

 

(Fonte: pharmastar.it)