Un incontro toccante. Commovente. Pieno di gratitudine e amore. L’abbraccio tra Reginald Green (nella foto) e Maria Pia (Maria Pia Pedalà) riporta alla mente l’istante in cui la donna, allora 19enne, venne salvata dal male – una grave forma di epatite – grazie al trapianto di fegato.

Fegato donato dalla famiglia Green in ricordo del figlio Nicholas; il bambino ucciso per errore sulla Salerno-Reggio Calabria nel 1994, ad appena 7 anni, vittima innocente della rapina finita in tragedia.

Da quell’intervento e dai giorni del suo ricovero in ospedale, è trascorso quasi un quarto di  secolo. Ed ora, finalmente, Maria Pia – anche lei madre – ha potuto ringraziare di persona chi, con quell’immenso atto di generosità, l’ha sottratta alla morte prematura.

Reginald Green, infatti, dalla California è volato in Calabria – a Rosarno – in occasione del Premio Valariotti – Impastato, promosso in memoria del suo amatissimo bambino.

Ed è proprio qui che Maria Pia lo ha raggiunto, nel corso dell’evento organizzato dal Liceo Scientifico “Piria”, salendo dalla vicina Sicilia.

“Grazie alla generosità della famiglia Green ho avuto una vita che sa di favola; con tanto di lieto fine”, spiega la donna nel suo appassionato messaggio letto davanti agli ospiti dell’evento.

Messaggio a cui replica, con altrettanta dolcezza, lo stesso Reginald: “La morte di Nicholas ha avuto un senso. Dopo quello che è accaduto le donazioni di organi in Italia sono triplicate, nessun altro Paese al mondo c’è andato così vicino. Questo è il Nicholas effect. Le persone a cui sono andati gli organi di Nicholas, come Maria Pia, sono forti e sane. È stata una rivoluzione far capire alla gente che le persone dopo un trapianto possono tornare in salute”.

Nonostante i suoi 90 anni, Green è ancora molto attivo e si batte pubblicamente per la modifica della legge italiana che impedisce ai familiari dei donatori di conoscere l’identità dei riceventi.

 

(Fonte: ilvibonese.it)

Foto: lacnews24.it