Nelle carceri italiane l’Epatite C rimane l’infezione più presente. Anche se, i numeri lo confermano, i detenuti sottoposti a trattamento, al pari della popolazione generale, ottengono la guarigione in oltre il 95% dei casi.

A stilare il bilancio della situazione sanitaria negli istituti di detenzione del nostro Paese sono stati gli esperti – ben 200 – riuniti al XX° Congresso della Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria (SIMSPE), Agorà penitenziaria 2019, dal titolo “il carcere è territorio” svoltosi a Milano all’Auditorium Testori (Palazzo Lombardia).

L’appuntamento, organizzato con la collaborazione della Regione Lombardia e della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT) ha messo nero su bianco i dati ottenuti dall’analisi su TBC, HIV ed Epatite C.

Ed è proprio l’Epatite C a risultare l’infezione maggiormente presente tra i detenuti.

“Molti penitenziari – spiegano in una nota i portavoce del congresso milanese – si stanno attenendo alle indicazioni ministeriali per raggiungere l’obiettivo dell’assenza di nuove infezioni da HCV entro il 2030. A questo consegue che ormai non c’è più diversità nel trattamento tra pazienti fuori e dentro le carceri, ed è dimostrato come le persone oggi in cura raggiungano la guarigione in oltre il95% dei casi, in modo indifferente se trattati in detenzione ovvero in libertà”.

Un altro aspetto emergente dagli studi condotti – sottolinea Sergio Babudieri, direttore scientifico della SIMSPE – è che tra tutti i detenuti HCV positivi solo poco più del 50% risulta realmente viremico – e pertanto da indirizzare a terapia adeguata – rispetto al 70-80% atteso. Per i tanti già guariti è dunque ipotizzabile l’eradicazione del virus in modo spontaneo.

Notizie positive arrivano dal fronte HIV-AIDS: la prevalenza di detenuti sieropositivi si è abbassata dal 2003, attestandosi all’1,9% attuale (era all’8,1%). Di contro, si evidenziano tra i soggetti in detenzione tassi di tubercolosi latente molto più alti in rapporto alla popolazione generale, con una differenza notevole: a fronte di TBC latenti – portatori non malati – pari all’1-2% tra tutti gli italiani, nelle strutture di detenzione la percentuale schizza al 25-30; con punte ben oltre il 50 qualora si considerino soltanto gli stranieri.

 

(Fonte: AdnKronos Salute)