“Liste d’attesa ancora troppo lunghe”. Parte da qui la campagna di sensibilizzazione che AIDO ha attivato al Domus Nova di Ravenna. Un appuntamento, a cadenza settimanale, con lo scopo di informare e raccogliere, tramite lo sportello dedicato, adesioni al programma di donazione degli organi.

Il progetto, chiamato “Aidomus”, vede la collaborazione congiunta tra i Lions Club di Imola e della provincia ravennate, l’ospedale privato Domus Nova e l’AIDO provinciale.

“Aidomus” è stato preceduto da un percorso di formazione preliminare sia per i dipendenti sia per i nuovi volontari AIDO.

LA LEGGE 91 DEL 1999

In Italia l’adesione al programma per la donazione degli organi è regolamentata dalla Legge 91 del 1999. Questo dispositivo stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito. Chiunque, infatti, può dichiarare la propria volontà attraverso gli Uffici Anagrafe dei Comuni in concomitanza del rinnovo della Carta d’Identità (CIE), le Asl, le aziende ospedaliere, gli ambulatori dei medici di base, le associazioni dei donatori (vedi AIDO), i centri regionali per il trapianto (Crt). Tutto ciò ha permesso di ridurre, nel tempo, la lista d’attesa per quanti aspettano un trapianto d’organo. Lista che allo stato attuale in Emilia Romagna è ancora molto lunga (in regione nel 2018 i pazienti erano 1.131; l’1,2% in meno sul 2017).

NEL 2018, 319 TRAPIANTI IN EMILIA ROMAGNA

Nel 2018, in Emilia Romagna gli interventi per trapianto d’organo sono stati complessivamente 319 (114 i donatori utilizzati; media di donatori più alta rispetto all’Italia intera: 25,6 contro 22,6 per milione di persone).

Un dato considerevole. Purtroppo, considerati sia i grandi passi in avanti compiuti dalla chirurgia del trapianto sia dalle terapie antirigetto, assieme al progressivo incremento delle segnalazioni di potenziali donatori (compito in capo ai reparti di Terapia intensiva) ancora troppe persone colpite da gravi patologie agli organi vitali (cuore, polmoni, fegato e reni) non riescono ad arrivare in tempo alla sala operatoria.

“Questo – spiegano da AIDO – è da imputare almeno in parte al numero ancora non sufficiente di donatori; troppe persone vivono l’atto della donazione come un qualcosa che non le riguarda o che può mettere a repentaglio la loro vita. È indispensabile che tutti capiscano come la constatazione di morte – condizione indispensabile, imprescindibile per l’inizio del percorso di prelievo – rappresenti un fatto di natura scientifica e certificato dall’équipe medica, multispecialistica, chiamata ad intervenire. Donare i propri organi è un supremo atto d’amore che ognuno può fare nei confronti di chi soffre. In ognuno di noi vi è un donatore potenziale: una semplice firma può salvare molte vite”.

 

(Fonte: Ravenna Today)