La Cirrosi epatica legata al consumo degli alcolici è in aumento. Soprattutto negli individui di sesso maschile di mezza età. Da qui la bassa sopravvivenza dovuta a diagnosi tardive.

A lanciare l’allarme è lo studio canadese presentato all’ultimo congresso dell’European Association For The Study Of The Liver (EASL) svoltosi a Vienna, in Austria.

I ricercatori d’oltreoceano oltre a sottolineare l’importanza di una migliore sorveglianza, insistono sulla necessità di una precoce individuazione dei pazienti con malattia epatica e sullo sviluppo di percorsi sanitari efficaci ad evitare la patologia e il pronunciamento clinico tardivo.

MALATTIA EPATICA, ALCOL PRIMO RESPONSABILE

Le malattie del fegato oggi sono responsabili di quasi 2 milioni di morti l’anno nel mondo. La metà dei decessi è dovuta alle complicanze da Cirrosi epatica. A loro volta, il 50% di tutte le morti correlate alla Cirrosi possono essere imputate al consumo di alcol.

“Al momento attuale – spiega il professor Giovanni Addolorato, direttore del Centro algologico dell’Istituto di Medicina e Gastroenterologia del Policlinico Gemelli (Roma) – più del 60% delle cirrosi epatiche, sia in Europa sia nel Nord America, è secondario al consumo/abuso di alcolici e questa percentuale aumenterà nel tempo. Con i progressi dei farmaci antivirali contro l’HCV, la quota di epatopatie secondarie all’infezione tenderà alla riduzione, quindi come cause rimarranno quella alcolica e quella derivante da NASH”.

Ma c’è altro. L’aumento dichiarato dal professor Addolorato non è soltanto legato al decrescere delle altre cause. Alcune ricerche, piuttosto recenti, tra cui una pubblicata su Lancet, fanno emergere come alla prova dei fatti non esista una soglia di sicurezza per il consumo degli alcolici. Infatti, già un’assunzione quotidiana superiore a 30 grammi – fino a poco tempo fa ritenuta modesta – è possibile inneschi un’epatopatia alcolica.

LO STUDIO CANADESE

In Canada negli ultimi vent’anni, lo stesso dicasi per altri Paesi, è stato intensificato lo sforzo rivolto a diffondere la consapevolezza dei rischi associati al consumo di alcol nonché a migliorare l’accesso alle cure dei pazienti con Cirrosi da patologia epatica alcol-correlata.

Tuttavia, poiché i risultati di quest’impegno non sono ancora stati valutati appieno, per chiarire meglio l’efficacia delle strategie nazionali, i ricercatori dell’Università di Calgary hanno svolto un’analisi sui cambiamenti nell’epidemiologia della Cirrosi determinata dalla malattia epatica alcol-correlata, utilizzando diversi database riferiti alla provincia canadese di Alberta (circa 4,3 milioni d’abitanti) e puntando ad identificare tutti i soggetti interessati dalla condizione tra il 2013 e il 2017.

Lo studio ha messo in luce un aumento – giudicato critico – della Cirrosi dovuta a malattia epatica alcol-correlata proprio in questa popolazione rappresentativa canadese.

“Il rischio di sviluppare Cirrosi a causa della malattia epatica alcol-correlata – dice Hassan Azhari dell’Università di Calgary, relatore all’EASL – era più alto tra gli uomini di mezza età e la sopravvivenza è risultata scarsa nell’intera coorte, principalmente a causa della diagnosi tardiva”.

E IN ITALIA CHE SI STA FACENDO?

“All’interno del Policlinico Gemelli e dell’Università Cattolica – conclude il professor Addolorato – siamo finalmente riusciti ad attivare l’Unità Operativa patologie alcol-correlate. È strutturata con posti letto, ambulatorio day hospital e staff medico multidisciplinare. Oltre alla mia gestione in qualità d’epatologo, abbiamo uno psichiatra, uno psicologo, internisti e tutte le figure che possono lavorare con pazienti molto complessi che alla patologia epatica associano problemi di dipendenza”.

 

(Fonte: pharmastar.it)