Conto alla rovescia per la Gran Fondo del Capitano che si svolgerà il prossimo 9 giugno a Bagno di Romagna (nell’Appennino Cesenate).

La decima edizione dell’iniziativa farà da cassa di risonanza per l’inno alla vita e all’altruismo dei ciclisti aderenti all’Aned Sport; team tricolore formato da trapiantati che, dopo aver ricevuto un organo in dono, sono tornati a condurre una vita sana ed attiva.

“Il Trapianto è Vita”, il messaggio stampato sulle maglie dei trapiantati e dei medici specialisti che fanno parte di questa straordinaria squadra nazionale.

Il 9 giugno ai nastri di partenza si presenteranno quattro trapiantati di cuore, rene e fegato, tre medici e due assistenti. Per tanti, la Gran Fondo del Capitano rappresenterà un gradito ritorno sui percorsi che abbracciano l’Alta Valle del Savio fino ad arrivare al Monte Fumaiolo (alcuni di questi passeranno dal medio al lungo tracciato).

Davide Fabbri, trapiantato di rene il 10 maggio 2015, ha già testato il percorso: per lui sarà la terza Gran Fondo del Capitano.

“A 50 anni rivivo una nuova vita – dice – sarò sempre grato per il dono che ho ricevuto”.

Il suo destino era scritto dalla genetica: rene policistico. Dialisi iniziata, come tanti in famiglia, in giovane età. La sua vita è rimasta a lungo appesa alle terapie, al lavoro e a qualche breve momento di libertà sulle due ruote. Poi, finalmente, il trapianto; le prime pedalate e, in seguito, le lunghe distanze. Avventure incredibili, esperienze mai provate prima. Nel 2018 ha arricchito la teca personale con ben 8 granfondo.

A Fabbri fa eco Roberto Capraro di Castel Gandolfo.

“Non vedo l’ora – racconta – di godermi di nuovo i bellissimi paesaggi della Gran Fondo del Capitano; la salita al Fumaiolo è uno spettacolo. Quest’anno punto alla lunga distanza. Il 25 maggio festeggio 14 anni dal trapianto di fegato; prima mi sentivo un leone in gabbia, oggi a 55 anni vivo la vita con l’entusiasmo di una bambino”.

“Molte persone – commenta Capraro – dopo anni di sofferenza e paure rifiutano la donazione d’organo. Io porto loro la mia esperienza per spiegare che questo è un passo da fare a testa alta, perché vale la pena affrontare la vita grazie a un dono così grande “.

C’è poi Roberto, con un passato da podista. Nel 1983, a seguito del test per le allergie fatto all’ospedale militare, viene a sapere di essere malato: Epatite B.

Ha scoperto la passione per la bici solo all’indomani dell’intervento. A distanza di pochi anni, complice l’eccellente lavoro compiuto dallo staff medico, ha iniziato a confrontarsi e gareggiare con gli altri appassionati non trapiantati. Il sogno che culla da sempre è quello di girare l’Europa in sella alla sua bicicletta portando un messaggio di speranza nei principali Centri trapianto del Vecchio Continente.

“Il loro entusiasmo è contagioso – spiega il dottor Giovanni Mosconi, dal 2008 referente nazionale per il CNT del protocollo di ricerca “Trapianto… e adesso sport” – lascia il segno ed è un bene. In Italia ci sono circa 9.000 persone in attesa di trapianto (6.700 di rene, 1.500 di fegato ed i restanti di cuore e polmone). Ogni anno nel nostro Paese si effettuano 3.200 interventi. I nostri sportivi rappresentano l’eccezionalità. Non tutti rispondono allo stesso modo, ma per ognuno è importante contrastare la sedentarietà ed i rischi cardiovascolari facendo attività motoria controllata in palestra o attività aerobica o potenziamento fisica a domicilio. L’attività fisica è fondamentale alla percezione della qualità della vita ed è possibile svolgerla già a 6 mesi dalla sala operatoria”.

 

(Fonte: cesenatoday.it)