Gli specialisti del fegato ne erano a conoscenza da tempo. Ora, lo studio pubblicato dalla prestigiosa rivista medico-scientifica “Lancet”, mette nero su bianco queste conoscenze aumentando l’autorevolezza delle conclusioni.

Lo studio, il primo prospettico e longitudinale, pertanto con un’ampia affidabilità, conferma come i farmaci antivirali diretti dedicati ai pazienti con Epatite C cronica non risultino solo efficaci nell’eradicazione del virus, ma riducano pure il rischio di mortalità prematura e di cancro al fegato.

Un’efficacia così elevata da spingere gli stessi ricercatori ad affermare che la terapia con questi farmaci dovrebbe essere presa in considerazione per tutti i soggetti affetti da Epatite C cronica.

Lo studio si basa sull’osservazione di 10.166 pazienti in 32 Centri francesi.

Di questi, 1/4 non era in trattamento con farmaci DAA e 3/4 invece sì. Nel corso dell’indagine, sono deceduti 218 soggetti (129 trattati, 89 no); 258 hanno sviluppato un Epatocarcinoma (187 trattati, 71 no) e 106 una Cirrosi scompensata (74 trattati, 32 no).

Al successivo controllo eseguito a distanza di quasi 3 anni, è inizialmente apparso come gli assuntori dei DAA avessero un rischio aumentato ma, poi, una volta ‘aggiustati’ i dati raccolti per età, sesso, BMI (indice di massa corporea), grado di severità della malattia epatica, origine geografica e dell’infezione, gli studiosi hanno dovuto ‘fare i conti’ con un’altra sorpresa: chi aveva utilizzato i DAA evidenziava un minor rischio – del 52% – di morte prematura nonché di andare incontro ad HCC (33%).

Numeri davvero entusiasmanti e sorprendenti. Com’è sorprendente il risultato della terapia raggiunto con i DAA: ha permesso, in concreto, di guarire i malati ‘cancellando’ il virus HCV ipotizzando pure la scomparsa dell’infezione.

“Questi risultati – ha commentato Raymond T. Chung, direttore del Liver Centre al Massachussets General Hospital – danno credibilità all’obiettivo dell’OMS non solo di eradicare l’HCV ma di ridurre le sue complicanze”.

“I dati sono molto solidi e molto belli per la realtà italiana – fa eco Carlo Federico Perno, ordinario di Microbiologia all’università di Milano – perché l’Italia è stata tra i primi Paesi ad aprire a tutti l’accesso ai farmaci anti-HCV, aderendo al principio che eradicando il virus si riduce massivamente la mortalità e il rischio cancro. Per questo il Governo aveva a suo tempo stanziato una cifra rilevante, di alcune centinaia di milioni di euro, per garantire la copertura economica per l’acquisto dei farmaci. Ora abbiamo la prova che il sistema ha funzionato e che la strategia universale dà risultati concreti. Il nostro sistema sanitario continua ad essere all’avanguardia e a permettere a tutti cure salvavita”.

 

(Fonte: repubblica.it – Medicina e Ricerca – Elvira Naselli)