Sono trascorsi appena 16 giorni quando, il 29 settembre 2000, al Policlinico di Milano, un bimbo festeggia il primo compleanno circondato dall’amore dei genitori e dall’affetto dei nonni, dei medici e degli infermieri.

Per escludere il rischio di rigetto è ancora presto, eppure per Filippo Bargellini (nella foto in alto) quello è comunque l’inizio di una nuova vita.

 

Il professor Giorgio Rossi

 

“Filippo – racconta al Corriere della Sera il chirurgo che l’ha operato, il professor Giorgio Rossi (oggi direttore del Centro Trapianti del Policlinico e Ordinario alla Statale di Milano, ndr) – è nato con gli organi inversi (ha il cuore a destra e il fegato a sinistra) e con una grave malformazione, l’atresia delle vie biliari. In pratica il suo fegato produceva la bile ma non riusciva a trasferirla nell’intestino. A pochi mesi aveva sviluppato una cirrosi precoce letale”.

IL TRAPIANTO COME UNICA POSSIBILITÀ

L’unica possibilità per salvare il piccolo è il trapianto d’organo. I donatori compatibili della sua età risultano però pochissimi. Se i chirurghi avessero dovuto aspettare un donatore del suo peso, Filippo ora non potrebbe raccontare la sua storia. Da qui la svolta. Qualche anno prima, precisamente nel 1983, il Policlinico applica, prima volta in Italia, una tecnica a dir poco rivoluzionaria chiamata “split liver”.

In buona sostanza il fegato di un donatore adulto viene diviso in più ‘parti’ così da poter essere trapiantato in un paziente adulto e in un paziente pediatrico.

“Un intervento delicato – chiarisce il professor Rossi – poiché ogni sezione deve mantenere l’integrità delle arterie e delle vie biliari così da poter funzionare in modo corretto dopo il trapianto”.

Nel 1983 Rossi ricopriva il ruolo di assistente in sala operatoria dove venne svolto il primo trapianto di fegato nel nostro Paese. Attualmente, oltre a dirigere il Centro Trapianti del Policlinico e svolgere l’attività di docente alla Statale, ricopre la carica di responsabile scientifico del convegno “Donare… per Vivere” della Federazione Liver-Pool.

“Nel nostro Paese – dice il professor Rossi – il mancato consenso alla donazione degli organi è ancora al 28% di media; con punte più alte al Sud: ciò equivale a perdere migliaia di vite”.

FILIPPO STUDIA ECONOMIA AZIENDALE E MANAGEMENT ALLA BOCCONI

Filippo Bargellini ora ha 19 anni, studia Economia aziendale e management alla Bocconi. Alle Elementari praticava nuoto e basket, mentre alle Medie ha scoperto la passione calcistica (con addosso la maglia numero 9 del Leone XIII). È tifoso dell’Inter e da bambino aspirava ad una carriera nel giornalismo sportivo. Poi un brillante docente di Storia è riuscito a ‘fargli cambiare idea’ avvicinandolo all’Economia. Ama viaggiare e nel suo album raccoglie tante istantanee dai 22 Paesi già visitati.

“SONO SEMPRE STATO BENONE”

“Io sono sempre stato benone. Fin da piccolo ho convissuto con la cicatrice che mi attraversa l’addome, non mi ha mai dato alcun fastidio, l’ho sempre vissuta come una parte di me. Mi sono abituato presto agli esami del sangue e alle visite di controllo, a prendere due compresse d’immunosoppressori al giorno. L’unica cosa alla quale devo stare attento è il succo di pompelmo: posso anche berlo, ma solo lontano dai famarci perché ha un effetto inibitore”.

“Tanti pazienti che ho operato in età pediatrica – conclude il professor Rossi – senza il trapianto (Rossi qualche anno fa ha aperto il gruppo Facebook MilleTrapianti) avrebbero avuto un’aspettativa di pochi mesi. Oggi sono diventati genitori”.

 

(Fonte: Corriere della Sera, Paolo Beltramin)