I normali farmaci antiacidi sono in grado di bloccare il cancro del fegato attraverso un meccanismo d’attivazione della risposta immunitaria.

È questa la conclusione a cui è arrivato lo studio, tutto italiano, promosso dalla stretta collaborazione di clinici, immunologi, biochimici e patologi dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e di altri Centri nazionali, tra cui le Università di Firenze e Chieti-Pescara.

Lo studio – pubblicato sulla rivista medico-scientifica “Oncoimmunology” – apre la strada a nuove strategie di contrasto e cura dell’Epatocarcinoma, tumore primitivo del fegato.

Dati alla mano, nel nostro Paese i nuovi casi di cancro al fegato sono stati – nel 2017 – quasi 13.000; con un rapporto di circa 2 a 1 tra uomini e donne (stima Aiom-Airtum).

Per ‘frenare’ un tumore in maniera efficace “dobbiamo – dice Vincenzo Mazzaferro, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia generale indirizzo Oncologico 1 (Epato-gastro-pancreatico e Trapianto di Fegato) – non soltanto colpire la cellula maligna, ma rendere l’ambiente in cui cresce (il microambiente tumorale) il più ostile possibile”.

In altre parole, occorre annullare tutte le condizioni che determinao la sopravvivenza della cellula cancerosa potenziando, di concerto, le difese immunitarie anti-cancro.

L’obiettivo della ricerca italiana è stato osservare in dettaglio il microambiente relativo al carcinoma epatico; individuando un bersaglio terapeutico capace di ottenere risultati sia sul tumore in quanto tale sia sul sistema immunitario ‘corrispondente’.

La patologia – cioè l’Epatocarcinoma – ha quali caratteristiche principali l’alterata vascolarizzazione e il ridotto flusso d’ossigeno (ipossia) che porta all’instaurarsi di un ‘ambiente’ a pH acido e ricco di ioni positivi. Per mantenersi attivo in questa situazione, il tumore ‘esprime’ sulla sua superficie delle speciali ‘pompe’ che permettono alla cellula maligna di espellere gli ioni e creare al proprio interno uno ‘status’ biochimico compatibile.

“Tramite lo studio sistematico delle lesioni da tumore epatico ricavate dai pazienti sottoposti ad intervento chirurgico nel nostro Centro – aggiunge Mazzaferro – si è verificato come i ‘regolatori del pH’ non sia espressi solo dalle cellule tumorali, bensì dalle cellule immunosoppressorie in quanto potenti alleati del tumore. Quest’ultime sono cellule di tipo mieloide, solitamente impegnate nei processi di guarigione delle ferite e particolarmente coinvolte nel microambiente tumorale”.

Analizzate da tempo dagli specialisti dell’IRCCS lombardo, si è visto che le cellule mieloidi immunosoppressorie concorrono, in modo involontario, sia alla crescita del carcinoma – ‘disabilitando’ le difese immunitarie – sia alla formazione di nuovi vasi sanguigni e alla produzione di sostanze pro-metastasi.

Mediante prove di laboratorio (in vitro) e su modelli di espianti tumorali – prosegue Mazzaferro – è stato constatato come l’uso di farmaci inibenti la funzione dei regolati del pH – e tra di essi alcuni antiacidi solitamente somministrati nella cura della gastrite induca la morte delle cellule maligne, “spegnendo la funzione delle cellule mieloidi immunosoppressorie e favorendo lo sviluppo delle difese immunitarie anti-carcinoma”.

 

(Fonte: Meteoweb.eu)