Senza una decisa, netta inversione di tendenza, dal 2020 per i pazienti affetti da Epatite C non sarà più disponibile il fondo destinato ai farmaci innovativi e pari a 500 milioni di euro l’anno (il 90% dei quali assorbiti appunto dalla cura anti HCV).

Fondo che fino ad oggi ha loro consentito l’accesso a medicinali dai costi elevati.

Un quadro d’incertezza che s’innesta sull’obiettivo italiano rivolto a debellare la malattia nei prossimi 11 anni.

Se la previsione sarà effettivamente mantenuta – a farsi promotore della denuncia è Ivan Gardini, presidente dell’associazione EpaC Onlus – i medicinali anti-Epatite C non troveranno più copertura dal fondo tornando così a pesare solo sui bilanci delle singole sanità regionale.

“Con il rischio – dice Gardini – di ridurre la disponibilità delle cure e rallentare l’azione terapeutica. L’Aifa e il Ministero – quest’ultimo ha assicurato il rinnovo del fondo – sono stati allertati, ma al momento non si vede alcuna soluzione all’orizzonte. Nel frattempo nelle strutture si registra il 30% di pazienti in meno. Segno della scarsa attività di screening per l’emersione del sommerso. C’è immobilismo, non si fa nessuna attività di stimolo alle regioni”.

Insomma, il pericolo è quello di fare un ‘salto’ all’indietro: eppure l’Italia si è impegnata a ‘cancellare’ la patologia entro il 2030 proprio come richiesto dall’OMS. 

L’INVITO DELL’OMS

L’invito dell’OMS risale al 2016, allorché si posero le basi di un obiettivo importante: eliminare l’Epatite C entro il 2030 grazie all’impegno dei Paesi. Paesi chiamati a dare gambe a strategie mirate. Tuttavia, fino al 2017 i farmaci anti-Epatite C venivano rimborsati dal SSN solo nei casi di malattia avanzata. Gli altri malati, all’incirca 100mila, rimanevano fuori dal meccanismo di rimborso arrivando a sobbarcarsi costi superiori anche a 50mila euro. Da qui un vero e proprio turismo sanitario verso destinazioni, India in primis, in cui reperire cure a soli 500-600 euro.

LA SITUAZIONE IN ITALIA

In Italia i malati oscillano tra 270 e 300mila. Tra quelli che sanno di avere l’Epatite C e quanti a cui non l’hanno ancora diagnosticata. Molti di essi sono detenuti, tossicodipendenti e anziani che dovrebbero essere sottoposti a screening in modo da non contagiare altre persone.

Stime che potrebbero rivelarsi molto più alte: non esiste, a tutt’oggi, un registro nazionale dei pazienti ‘colpiti’ dal virus HCV; virus che aggredisce il fegato fino a distruggerlo.

 

(Fonte: www.linkiesta.it)