di Lucio Caccamo

Senza che vi sia un’offerta di donazione di organi non si possono eseguire i trapianti di cuore, di polmoni (due), di reni (due), di fegato (è uno, ma può essere diviso chirurgicamente in due emifegati), di pancreas e di intestino.

ITALIA: 9.000 I MALATI IN ATTESA DI UN ORGANO

In Italia sono circa novemila i malati in attesa di uno di questi organi e i donatori l’anno scorso sono stati poco meno di 1.400, generando circa 3.400 trapianti di organo.

Un divario enorme, quello dei numeri tra chi aspetta i trapianti e quanti trapianti si fanno.

In mezzo a questo divario c’è l’ansia di chi aspetta e la morte di coloro che aspettano un organo salvavita (polmoni, cuore e fegato) per i quali il trapianto non arriva in tempo.

Ma la differenza tra il numero dei malati in lista di attesa e quello dei donatori ci fa capire anche che è più facile ammalarsi e dover aspettare un trapianto che diventare un possibile donatore di organi.

Per diventarlo bisogna, infatti, che la morte (la stragrande maggioranza delle donazioni avviene dopo la morte della persona) avvenga in condizioni che favoriscano l’offerta degli organi: sia che sia morte con arresto cardiaco, sia che sia morte cerebrale; per avviare la donazione bisogna che quella persona che i medici non sono riusciti a salvare muoia in un ospedale e che la struttura sia organizzata per procedere con la donazione.

Ma occorre anche che la famiglia conosca l’argomento donazione-trapianti o che trovi la calma per affrontarlo in quel frangente.

Venire a conoscenza della possibilità di poter donare gli organi del proprio caro quando è appena mancato, quasi sempre a seguito di un evento (trauma o malattia) molto rapido ed inatteso, apre il fianco al naturale desiderio di non voler affrontare una questione che non ci riguarda direttamente: più semplice dire che “no, non mi interessa che si possano donare gli organi per salvare altre persone che non conosco”, piuttosto che decidere che “sì, prendete tutto quello che si può ancora usare, che ancora funziona”.

E LA VITA CONTINUA

Digitate “e la vita continua film” sul vostro browser e su youtube potrete guardate il cortometraggio che illustra la storia tipica della donazione e del trapianto. Nel momento della perdita del proprio congiunto prevale l’abbandono, la solitudine, il dramma di come risistemare la propria vita senza più il nostro caro, non è facile farsi carico in quei momenti di problemi che non sono nostri, che non ci riguardano. Eppure basta chiedere nel giro delle nostre amicizie per scoprire che una persona che ha ricevuto un trapianto c’è, ha un nome, una faccia, la conosce un nostro amico, abita vicino a casa nostra, lo abbiamo conosciuto noi mentre facevano la coda dal medico oppure in quella settimana al mare lo avevamo vicino di ombrellone (e che cicatrice che aveva…).

E se diamo un nome, una faccia, se conosciamo la storia di quel trapiantato sarà più facile capire perché è importante non farsi abbattere dal lutto che ci ha colpito e allora troveremo il coraggio per fare la scelta giusta: “si, prendete tutto quello che si può ancora usare, che ancora funziona, trapiantate i suoi organi a chi li sta aspettando con la paura di morire, che almeno servano a qualcosa ora che a lui non servono più”.

Se poi questa scelta la facciamo per noi stessi quando stiamo bene, quando possiamo decidere da vivi se – nel momento della nostra morte – vogliamo diventare dei donatori di organi, faremo una scelta ragionata e toglieremo l’angoscia della scelta ai nostri parenti: “lui voleva donare e quindi, per favore, prendete tutto quello che si può ancora usare, che ancora funziona, trapiantate i suoi organi a chi li sta aspettando, lui voleva così”.

LA DICHIARAZIONE DI VOLONTÀ

Si tratta di depositare in vita una dichiarazione di volontà favorevole alla donazione oppure sfavorevole, nel caso in cui non vogliamo donare; in entrambe le situazioni la nostra disposizione in vita ha valore condizionante la scelta, saremo noi a decidere il da farsi e solleveremo i nostri cari da una posizione non facile in quel momento. Questa scelta possiamo farla in vari modi. Possiamo andare all’Azienda Sanitaria (AUSL) e depositare una dichiarazione oppure possiamo depositare questa dichiarazione in Comune al rinnovo della carta di identità per i Comuni che si sono attivati in questo senso. In entrambi i casi possiamo dire: voglio donare i miei organi dopo la mia morte oppure non voglio donare i miei organi dopo la mia morte.

Non si tratta di un obbligo, si tratta di pensarci per tempo e di conoscere l’argomento donazione-trapianti. Se poi vogliamo dichiararci favorevoli alla donazione degli organi possiamo anche iscriverci all’Associazione Italiana Donatori di Organo (AIDO, www.aido.com) e con questa iscrizione la nostra volontà sarà registrata, come negli altri casi, al Ministero della Salute e sarà accessibile ai medici che avranno cercato di salvarci e che, se non ci sono riusciti, verificheranno se si possa procedere con la donazione degli organi e la nostra volontà registrata sarà rispettata.

Occorre inoltre ricordare che chi dona, oltre agli organi, può donare anche i tessuti: le cornee per i ciechi, la pelle per i grandi ustionati, le valvole cardiache (nei casi in cui il cuore non può essere donato come organo), i segmenti di vasi sanguigni, le ossa lunghe; siamo pieni di organi e tessuti che – una volta morti – non serviranno più a noi, ma che possono significare benessere e vita per chi sta avendo una vita travagliata e per chi rischia di morire a breve. In Italia l’anno scorso sono stati oltre sedicimila i trapianti di tessuti (cornee quasi 6.000 e osso oltre 7.000, in primis).

Non c’è alcun obbligo e la volontà espressa in vita sarà rispettata, anche la più bizzarra: se avremo dichiarato che doniamo tutto tranne il cuore e le cornee (chissà perché, ma abbiamo scelto così!), le indicazioni saranno seguite.

DONARE IL SANGUE

Ci fermiamo qui? No, vogliamo ancora ricordare che il cittadino maggiorenne e in buona salute può diventare donatore di sangue e può iscriversi al registro dei donatori di midollo osseo (il caso del piccolo Alex ha fatto scalpore, ma i malati in attesa di trapianto di midollo ci sono ogni giorno). Per il midollo osseo troverete informazioni precise e complete su www.admo.it, per la donazione di sangue leggete su www.avis.it e poi bussate alla porta del centro trasfusionale dell’ospedale a voi più vicino. 

Abbiamo tanti modi di andare incontro al nostro prossimo malato e a fare del bene a chi ha meno salute di noi, non occorre conoscerlo.

Fare del bene farà bene anche a noi!

 

(il dottor Lucio Caccamo fa parte della Faculty Epateam in qualità di promotore)