Dieta mediterranea, attività fisica e meno alcol: la salute del fegato dipende dal nostro stile di vita.

Le nuove sfide degli specialisti del fegato, il quadro è riferito agli ultimi anni, si chiamano Steatosi epatica (NAFLD) e Steatoepatite (NASH).

Patologie entrambe caratterizzate da alimentazione scorretta e stile di vita non appropriato.

NAFLD e NASH s’inseriscono in un contesto all’interno del quale l’epatologia internazionale prosegue la propria lotta contro le Epatiti virali (B e C) e le loro conseguenze: Epatite acuta, Cirrosi epatica, Epatocarcinoma e, non ultimo, il trapianto d’organo.

Il fegato è lo specchio della salute del nostro corpo. È la centrale metabolica dell’organismo e se la funzionalità viene alterata, le ripercussioni si palesano anche alla ‘periferia’ dello stesso.

“Il dilagare di obesità e diabete  – spiega Salvatore Petta, segretario dell’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), ricercatore dell’Università di Palermo, specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva – rendono conto dell’incremento della malattie croniche del fegato da accumulo di grasso (Steatosi epatica non alcolica). Tale condizione interessa circa il 25% della popolazione generale e più del 50% della popolazione obesa e/o diabetica. Si stima inoltre che circa il 2% della popolazione generale e circa il 10% della popolazione diabetica presentino una malattie del fegato con danno secondario significativo da Steatosi epatica”.

LA PREVENZIONE

Lo stile di vita, non concepito solo come regime alimentare, ma anche nella sua componente psicologica (lo stress) e quale attività fisica – in altre parole tutto ciò che ruota attorno all’individuo dall’infanzia in avanti – influisce sulle patologie sviluppate in età adulta.

“Per agire in maniera incisiva sullo stile di vita occorre intervenire nei primi dieci anni di vita del bambino – dice Antonio Gasbarrini, coordinatore della Commissione AISF “Lifestyle e fegato”, ordinario di Gastroenterologia all’Università Cattolica, dirigente dell’Area di Medicina Interna, Gastroenterologia ed Oncologia del Policlinico Gemelli (Roma) -. Se si riconosce uno stile di vita deviato si possono prevenire o curare meglio determinate malattie. Un corretto stile di vita permette di prevenire le patologie metaboliche (diabete, insulino-resistenza, Steatosi epatica) e le loro conseguenze (malattie cardiache e cerebrovscolari). Così come le malattie immuno-relate”.

COMPORTAMENTI GIUSTI E QUELLI DA EVITARE

Le evidenze cliniche, disponibili e ben documentate, parlano chiaro: un calo di peso nell’ordine del 5%-7% può determinare il miglioramento del danno epatico in persone affette da Steatoepatite non alcolica (in associazione alla riduzione dell’ipertensione portale in soggetti con Cirrosi epatica). Il calo di peso va promosso attraverso la dieta mediterranea – i cui benefici si riverberano sul sistema cardiovascolare – e grazie all’attività fisica sia aerobica sia anaerobica, consigliata almeno 3 volte la settimana e per almeno 30 minuti.

Di contro, uno stile di vita sbagliato può favorire la comparsa di malattie croniche del fegato o agire quale co-fattore in grado di modularne l’evoluzione (fino a favorire la fibrosi epatica e la comparsa delle complicanze: scompenso epatica ed Epatocarcinoma).

“Una dieta ipercalorica – ricca in acidi grassi saturi, salse, bevande con aggiunta di sciroppi a base di fruttosio industriale – pertanto priva di acidi grassi polinsaturi (vedi il pesce azzurro), frutta, verdura – espone – conclude Petta – al rischio di Steatosi epatica non alcolica nonché ad un aumentato tasso di progressione e complicazioni della malattia al fegato. Altro comportamento a rischio è dato dall’iperconsumo di alcol: se >20g/die – o 140g/settimana – nelle donne e 30g/die o 210g/settimana negli uomini”.

 

(Fonte: liberoquotidiano.it – Eugenia Sermonti)