Due gli studi sul Colangiocarcinoma intraepatico (patologia che aggredisce i dotti biliari del fegato) pubblicati da poco sulla rivista scientifica internazionale “Cancers”.

Entrambi scaturiscono dalle ricerche condotte nel laboratorio di Oncologia medica dell’Istituto di Candiolo Fpo-Irccs, in collaborazione con il laboratorio di Genomica e quello di Oncologia molecolare della Fondazione Edo ed Elvo Tempia.

CHE COS’È IL COLANGIOCARCINOMA

Il Colangiocarcinoma è un tumore ad alta aggressività, non semplice da diagnosticare se non in fase avanzata della malattia. Non esistono a tutt’oggi, infatti, dei biomarcatori in grado di ‘evidenziare’ in via precoce la patologia.

Inoltre, le disponibilità terapeutiche sono date dalla chirurgia e dalla chemioterapia: quest’ultima valida solo per brevi periodi di trattamento (il tumore sviluppa una farmaco-resistenza che lo rende inefficace).

IL PRIMO STUDIO

Nel primo studio, dal titolo “Establishment and Characterization of a New Intrahepatic Cholangiocarcinoma Cell Line Resistant to Gemcitabine”, i ricercatori di Candiolo hanno creato un modello in vitro di resistenza al farmaco proprio allo scopo di valutare e studiare i meccanismi che conducono all’inefficacia.

Da qui, si è potuto conoscere quali geni vengano coinvolti nel processo di farmaco-resistenza ed identificare medicinali alternativi.

IL SECONDO STUDIO

Il secondo studio, dal titolo “Assessment of a High Sensitivity Method for Identification of IDH1 R132x Mutation in Tumors and Plasma of Intrahepatic Cholangiocarcinoma Patients”, è il prosieguo di un lavoro coordinato dal direttore del laboratorio di Genomica in cui si è dimostrato che la mutazione del gene rappresenta un marcatore di progressione della neoplasia.

I componenti del laboratorio di Oncologia molecolare, struttura della Fondazione Tempia con sede all’Ospedale di Biella, hanno quindi messo a punto una procedura, molto sensibile e poco onerosa, in grado di rilevare la mutazione non solo nel DNA estratto dal tessuto malato, ma anche dal DNA circolante nel plasma dei pazienti colpiti da Colangiorcarcinoma epatico.

Inoltre, si è visto come il gene IDH1 mutato sia bersaglio di un farmaco capace di attaccare soltanto le cellule tumorali responsabili della particolare alterazione.

In conclusione, la terapia anti-IDH1 può costituire un’arma alternativa e concreta nel trattamento della patologia. 

 

(Fonte: newsbiella.it)