Un’esperienza inimmaginabile“.

È questo il primo commento di mamma Veronica all’indomani del trapianto di fegato che ha visto protagonista suo figlio Tommaso ad appena 20 mesi.

Dicevano che non avrei potuto averne e poi è arrivato, dopo 5 anni. Scoprire la malattia, attendere il donatore, aspettare che uscisse dalla sala operatoria: emozioni travolgenti. Ora non posso che dire grazie a chi ha donato l’organo e a tutto l’Ospedale di Bergamo”.

LA STORIA

Tommaso, che oggi ha 20 mesi, da poco più di 30 giorni ha un fegato nuovo e dimostra tutta la sua voglia di vivere. Il piccolo, nato con una grave malattia – l’atresia delle vie biliari – era già stato operato a pochi giorni dalla nascita.

Cinquanta per l’esattezza – raccontano a L’Eco di Bergamo la mamma Veronica, psicologa, assieme al papà Diego, anestesista -. Ma ci avevano detto subito che per Tommaso sarebbe stato solo un palliativo: occorreva un fegato nuovo“.

Entrambi i genitori, residenti a Treviso, si sono quindi rivolti agli specialisti dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Treviglio (Bergamo).

“E qui siamo stati seguiti con la massima professionalità e accuratezza. Non smetto di commuovermi – continua – se penso ai medici, agli infermieri, a tutto il personale del Papa Giovanni e anche a Susanna e don Andrea della Casa di Leo, dove abbiamo trovato accoglienza per tutto il tempo dell’assistenza a Tommaso”.

L’INTERVENTO

Il bimbo viene inserito nelle liste d’attesa per il trapianto di fegato nel mese di aprile.

Il 5 luglio arriva la telefonata tanto attesa. “Entro 4 ore dovete essere a Bergamo, c’è un organo per Tommaso“.

“Già il mese prima – spiega la mamma – eravamo stati avvertiti, ma l’organo non si era poi rivelato adatto. Quella sera abbiamo fatto un viaggio in ambulanza da Treviso a Bergamo, eravamo troppo agitati per guidare”.

L’intervento ha richiesto 7 ore con esecuzione mediante tecnica “split” (il fegato del donatore  diviso in due parti; quella più grande è andata ad un paziente adulto mentre l’altra a Tommaso).

Il trapianto è stato condotto dai chirurghi della Chirurgia 3 (diretta da Michele Colledan), Domenico Pinelli e Mara Giovanelli; anestesista Sergio Barbieri; strumentiste Valeria Rota, Laura Moroni, Federica Personeni; infermieri Paola Pinotti, Cristiana De Pirro, Claudia Belotti, Paola Maj; Oss Matteo Sala. A prelevare l’organo invece i chirurghi Stefania Camagni e Francesco Calabrese.

 

(Fonte: L’Eco di Bergamo)