Quasi due volte il Cammino di Santiago: 1.450 chilometri percorsi a piedi da Pieve a Nievole, in provincia di Pistoia, a Montevago nell’Agrigentino. 

Francesca Ferraro, 29 anni (nella foto in alto), ha origini siciliane – è nata a Sciacca – ma è sempre vissuta in Toscana. 

E da qui è partita, assieme al fidato amico a quattrozampe Dako, per raggiungere il piccolo paese della sua famiglia – 1.500 abitanti – attraversando l’Italia con un compito ben preciso: riabbracciare la nonna che non vede da sette anni e sensibilizzare le persone, incontrate lungo tutte le 69 tappe del percorso, sul tema della donazione degli organi.

Educatrice sociale – lavora a scuola assieme ai ragazzi con difficoltà cognitive – ha messo lo zaino in spalla ed iniziato a macinare strade e sentieri ponendosi l’obiettivo di arrivare a Montevago il prossimo 24 agosto. 

“Amo il mio Paese e questo viaggio mi permette di scoprirlo ogni giorno un po’ di più. Un viaggio che ha superato aspettative, pensieri ed ipotesi. Sto ottenendo buoni risultati, nonostante le difficoltà affrontate. Tutto è nato dal desiderio di tornare in Sicilia e ritrovare i parenti, la nonna per prima. Sapendo del progetto, l’AIDO mi ha contattata chiedendo di promuovere la cultura del dono durante le varie soste del cammino. Parlando a quanti non sono direttamente coinvolti dalla realtà dei trapianti affinché si avvicinino al mondo della donazione degli organi. Spiegando loro delle liste d’attesa ancora troppo lunghe o come una telefonata possa cambiare la vita dei malati. Da lì è scaturito il processo di elaborazione, approfondimento e conoscenza che credo sia giusto trasmettere ad altri perché giusto a priori. Mettersi a disposizione dell’altro è per me un dovere”. 

Tappa dopo tappa – la media è 20/25 chilometri a giornata – Francesca è attivissima; una testimonial AIDO davvero infaticabile: sia attraverso le dirette sui social (dalla pagina Facebook Francy&Dako – FelicinCammino); sia con post dalle iniziative organizzate ad hoc (specie in Campania, ndr); sia dai bar e dai locali pubblici scelti per riposare, ristorarsi e scambiare quattro chiacchiere tra gli avventori. La gente del posto è parecchio incuriosita dalla ragazza che cammina da sola – al fianco c’è sempre Dako – e racconta di donazione.

 “A volte mi guardano strano, neanche fossi un’aliena – ride – e quando affronto l’argomento c’è chi indietreggia – forse perché già sfiorato dal trapianto -; chi ascolta e chiede informazioni, riferimenti e numeri; chi, invece, non ne sa praticamente nulla. Purtroppo, tocco con mano un grado di non conoscenza davvero alto. Anche tra i giovani e nel 2019! Ciò fa riflettere. Penso al ‘potere’ di cui dispongono gli addetti all’anagrafe nel momento del rinnovo della carta d’identità: devono far sapere della donazione. Senza la donazione –  è una scelta di cuore a tutti gli effetti – e senza il trapianto non avrei mai conosciuto certe persone con le quali oggi ho un rapporto: e questo lo considero uno dei regali più belli del mio viaggio tra Toscana e Sicilia”.

“Nello scendere lungo lo Stivale – dice – il livello di disinformazione sulla donazione degli organi è quesito generale: a prescindere da Nord e Sud. Certo, ci sono regioni più virtuose e dove l’adesione è più alta e regioni nelle quali le difficoltà persistono. Eppure giorno dopo giorno – sorride – qualcosa sento si è ‘smosso’. E ciò mi fa felice. La gente mi contatta, mi confida d’essersi iscritta all’AIDO. Insomma, bisogna crederci!”.

A Montevago, Francesca è attesa dalla nonna, dalla famiglia, dagli amici e dai ragazzi dell’AIDO Favara e Pistoia.

“Ci sarà una festa in paese? Non lo so, può darsi. Al telefono mi ripetono spesso: “Sbrigati ad arrivare”. Ok, rispondo, mi sbrigo. Il 24 è ormai vicino. Di sicuro, questo viaggio lo ricorderò a lungo”.