Al mio giovane fratello sconosciuto 

La lettera è dedicata a chi mi ha “donato” una parte di sé, del suo corpo fisico.

Ad un fanciullo sconosciuto molto giovane, anzi giovanissimo, che mi ha regalato il suo respiro, morendo, affinché continuassi a vivere al suo posto.

Un filo d’oro ci avrebbe legato per sempre!

Ecco la lettera scritta il 23 aprile 1997 

 

CARO FRATELLO

Caro fratello…

Mi sento sospeso in una non morte, fra il desiderio di tornare sulla Terra e quello di rimanere nell’universo infinito, fra le stelle a cui non avrei mai voluto rinunciare. Molti la chiamano morte vigile, ma per me non era così. Sembrava tutto così reale in quella sala di rianimazione!

Non c’era molto tempo. Sospeso fra la vita e la morte, aspettavo il miracolo di un dono, volgarmente un fegato, il secondo che sanciva la tua morte e la vita per me. Tu, fratello mio, non potevi saperlo, ma avevi deciso di  cedermi il tuo posto qui sulla Terra per volare via in un lampo.

 

È SUCCESSO TUTTO COSÌ RAPIDAMENTE

È successo tutto così in fretta… 

Un incidente in macchina ti aveva ucciso, forse avevi deciso di morire al posto mio…

Era questo il tuo destino? Rinunciare alla tua giovane vita per salvare la mia? Non potevo fare altro che accettare quello che era successo e non dimenticarlo mai più.

Cosi fratello mio, il fato, aveva deciso per noi; tu eri diventato me ed io ero diventato te. Due anime che diventano una nel tutto; un oceano dove le onde si fondono con esso e viceversa. Che meraviglia la vita che succede alla morte, e la morte che succede alla vita. In una ruota che gira sempre in un tempo circolare che ci riporta sempre al punto di partenza, finché non decidiamo di fare quel balzo quantico dopo un lungo lavoro su noi stessi, che ci porterà, vita dopo vita, in un tempo verticale, verso il Sole dei soli, nella luce senza ombra.

 

LA LUNA E IL SOLE

Non somiglieremo più alla Luna che gode del riflesso della luce del Sole.

Così sono tornato alla vita terrena, dove avrei sperimentato altra sofferenza ma anche la gioia.

L’una non poteva fare a meno dell’altra. Vanno sempre a braccetto. Per noi umani ordinari che vivono nel sonno, tanta sarà la gioia e così in ugual misura sarà la sofferenza… E così tutto effimero!

Ma torniamo al presente…

 

24 ANNI INSIEME

Sono passati ormai quasi 24 anni da quel giorno di cui ho raccontato.

Ho ancora qualche problema serio, effetti collaterali, mi fanno bene, mi tengono in allerta e nella presenza. L’esistenza mi ha insegnato a vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Per me era il 6 di novembre 1995, per te qualche giorno prima. Non ti ho mai dimenticato, oggi più di ieri ti amerò per sempre perché come ben sai, io sono te e tu sei me.

Un giorno fratello mio, ci ritroveremo e ci riconosceremo!

Grazie 

Ottorino