Il dopo

 

Nei giorni successivi l’intervento, il paziente sottoposto a trapianto potrà ‘accusare’ alcuni episodi di disorientamento correlati alla terapia e alla procedura chirurgica.

Si tratta perlopiù di eventi di breve durata e che scompaiono in poco tempo.
In assenza di complicanze, il trapiantato verrà poi trasferito nel Reparto di Chirurgia Generale per proseguire il trattamento fino alla sue dimissioni dall’ospedale.

Nel corso di quest’ultima fase della degenza, i medici valuteranno le condizioni del nuovo fegato e la risposta di tutto l’organismo.

La durata del ricovero post-trapianto è variabile in funzione dello stato di compromissione preesistente e dell’eventuale comparsa post-operatoria di complicanze, nonché della loro gravità. Si va da un minimo di 10 giorni ad un tempo indefinito, con una media intorno a tre settimane.

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I rischi da trapianto di fegato

I principali rischi correlati al trapianto di fegato sono dati dalle complicanze chirurghe e dalle infezioni.

Le complicanze chirurgiche non sono comuni, ma possono richiedere nuove operazioni per essere affrontate e possono risultare così gravi da non essere riparabili e condurre alla necessità di ritrapianto urgente oppure a morte dopo l’ìntervento.

Il rigetto verso il trapianto risulta invece comunemente controllato dalle terapie immunosoppressive.

Il sistema immunitario codifica il ‘nuovo’ fegato come  ‘elemento’ estraneo all’organismo.

La reazione indotta è del tutto simile a quella suscitata dal ‘contatto’ con agenti patogeni esterni, quali i batteri o i virus.

Allo scopo di prevenire questa fase, i pazienti che hanno ricevuto un nuovo organo devono sottoporsi ad uno specifico protocollo farmacologico basato sulla somministrazione di terapie mirate a ‘sopprimere’ la violenta risposta immunitaria.

Le terapie immunosoppressive non sono esenti da effetti collaterali, in quanto non escludono il pericolo di contrarre infezioni come pure possono causare danni ad altri organi ed apparati.

Le infezioni sono oggigiorno la causa più frequente di morte dopo il trapianto di fegato. Questo evento si determina a seguito della selezione di germi sempre più resistenti agli antibiotici ed è secondario anche alla frequenza di ospedalizzazioni richieste dal controllo dell’epatopatia pre-trapianto.

Quest’ultimo parametro identifica la fragilità dell’equilibrio generale di un malato grave, come è il candidato al trapianto di fegato in cui si aggiunge la necessità, dopo l’operazione, di mantenere la terapia immunosoppressiva.

Gli effetti collaterali del trapianto di fegato

Gli effetti indesiderati sono in genere causati dai farmaci necessari alla cura o alla prevenzione del rigetto.

Si tratta di condizioni che possono interessare il sistema cardiovascolare (con l’innalzamento della pressione arteriosa) e la funzione dei reni; provocare ritenzione idrica, mal di testa, diarrea e nausea.

La gravità dei disturbi segue alcune variabili tra cui l’età, il peso e la situazione clinica pre e post-intervento dei singoli pazienti.

La terapia anti-rigetto

La terapia anti-rigetto con farmaci immunosoppressori riveste un ruolo determinante ai fini del buon esito del trapianto.

Attraverso di essa si impedisce che l’organismo nel ‘riconoscere’ come estraneo il fegato trapiantato lo aggredisca e tenti di ‘distruggerlo’.

Per questo motivo, sebbene le sue dosi vengano progressivamente ridotte nel tempo, pressoché nella totalità dei casi la terapia immunosoppressiva viene mantenuta a vita.

Altrettanto fondamentali al mantenimento del buon risultato nel tempo del trapianto sono il corretto mantenimento e la costanza delle prescrizioni specialistiche per non incorrere in situazioni d’allarme dettate dal mancato rispetto delle regole.

Da qui, il suggerimento alla predisposizione di un’agenda dedicata all’assunzione dei medicinali previsti nell’arco dell’intera giornata (magari aiutati da un allarme acustico impostato sul telefono cellulare); alla conservazione dei farmaci in contenitori che ne garantiscano l’identificazione immediata; alla perseveranza nell’eseguire le visite ambulatoriali e nel seguire scrupolosamente le indicazioni ricevute dai medici affinché sia possibile riconoscere con la massima tempestività ogni minima, eventuale anomalia.

Non raddoppiare mai la dose successiva del farmaco in caso di precedente dimenticanza

Non assumere farmaci non prescritti o concordati con il proprio medico curante
In particolare non assumere calcio-antagonisti, antimicotici, antibiotici, anticonvulsivi, antitubercolari, antinfiammatori non steroidei (FANS), aminoglicosidi, amfotericina, lovastatina se non nel caso di loro prescrizione da parte dei medici specialisti nel trapianto.

Evitare assolutamente fumo, alcol e sostanze stupefacenti che possono interagire con i farmaci prescritti modificandone il meccanismo d’azione e intensificando i loro effetti indesiderati.