I pazienti in lista d’attesa per un nuovo organo devono essere inseriti tra le categorie con priorità per la somministrazione del vaccino anti-Covid-19. È quanto raccomanda il Centro nazionale trapianti, pur rimandando la “valutazione dei singoli casi al medico curante”. Una richiesta che riprende lo studio dello stesso CNT dei mesi scorsi che aveva confermato quanto i soggetti trapiantati o in attesa di trapianto fossero molto più a rischio di contrarre il virus rispetto alla popolazione sana.

Pur non avendo ancora a disposizione informazioni certe sull’efficacia del vaccino sui pazienti trapiantati, il consiglio è quello di attendere dai 3 ai 6 mesi dall’intervento prima della somministrazione. Una raccomandazione frutto dell’esperienza accumulata nell’utilizzo diffuso di altre vaccinazione in questo tipo di pazienti. Inoltre i trapiantati hanno fatto registrare una risposta più contenuta ai vaccini se paragonati con chi non ha deficit immunitari: tuttavia, come indicato nella nuova edizione del documento dell’ECDC (lo European Centre for Disease Prevention and Control), “i benefici della vaccinazione superano le preoccupazioni per una eventuale risposta ridotta”. Stesso discorso anche per coloro che si sono sottoposti al trapianto di cellule emopoietiche, che potrebbero ricevere il vaccino addirittura non prima di sei mesi dall’intervento, un piano già consolidato per questa tipologia di pazienti.

Per chi è in attesa di un nuovo organo, la discussione è stata già avviata con il Comitato tecnico scientifico a cui il CNT ha manifestato anche la necessità di ricevere approfondimenti per realizzare un registro dedicato al monitoraggio del loro arruolamento nel protocollo vaccinale e nella risposta allo stesso. Anche perché, come indicato nel Piano vaccinale strategico del ministero della Salute, dopo il personale sanitario e sociosanitario, coloro che si trovano in lungodegenza e gli ultra 80enni, a ricevere il vaccino saranno “le persone con immunodeficienza o in trattamento con farmaci immunomodulanti (come i trapiantati, appunto, ndr) e chi soffre per più di una patologia cronica pregressa, come coloro con insufficienza terminale d’organo“.