di Emiliano Magistri

Il 2019 è stato un anno da record per il sistema trapiantologico pugliese. Con l’intervento numero 100 effettuato nei giorni scorsi al policlinico di Bari, la regione ha tagliato il traguardo del più alto numero di operazioni degli ultimi quindici anni. Di queste, 23 hanno riguardato i trapianti di fegato, secondi soltanto a quelli di rene (71), mentre 6 sono stati i trapianti di cuore. Ma non solo.

Dal 1992, anno in cui è stato aperto il Centro regionale trapianti Puglia, sono stati 20 gli espianti di rene da donatore vivente. Ma i numeri sono incoraggianti in tutto il territorio. Nella provincia di Barletta-Andria-Trani, nei giorni precedenti la notte di San Silvestro, è stata effettuata una donazione multiorgano all’ospedale Bonomo: fegato, reni e cornee sono stati donati da un 72enne, dopo l’assenso all’espianto espresso dalla moglie. Un risultato che, grazie alla collaborazione tra le varie equipe coinvolte, lancia inevitabilmente quello pugliese tra i modelli italiani più virtuosi, con l’obiettivo di continuare a ridurre la percentuale dei dinieghi all’espianto.

Tanto per fare un esempio, nel Nord del Paese circa il 30% dice no alla donazione degli organi: se in Puglia si riuscisse a raggiungere la stessa situazione, il numero dei trapianti nel corso di un anno potrebbe aumentare sensibilmente, fino a sfiorare i 150 interventi. A oggi, tuttavia, i 2mila trapianti effettuati dal 1992, confermano non solo la generosità dei pugliesi, ma lanciano un messaggio di speranza verso i tanti pazienti in attesa di un organo: il sistema trapiantologico regionale funziona e può crescere ulteriormente.

LEGGI la notizia del trapianto sul malato di fibrosi cistica

LEGGI la notizia della donazione di una nonna di Padova

LEGGI l’intervista al direttore dell’istituto Mario Negri