La rete nazionale trapianti ha retto l’impatto della pandemia, ma a preoccupare sono il numero ridotto dei donatori e l’aumento delle opposizioni alla donazione degli organi. È quanto emerge dai dati pubblicati dal SIT (il Sistema informativo trapianti) aggiornati al 30 novembre 2020.

Che il Covid abbia fatto registrare un impatto notevole sull’attività, nonché sulle strutture ospedaliere italiane costrette a rimodulare le proprie procedure e organizzazioni di routine, è innegabile. Il calo registrato rispetto allo stesso periodo del 2019 è pari al 7,8%, con 3178 interventi effettuati a fronte dei 3449 dell’anno precedente. Le operazioni più numerose hanno riguardato i reni (1648), seguite da fegato (1202, di cui 90 split), cuore (243), polmoni (114), pancreas (5, mentre 36 sono state quelle in combinazione con il rene). Proprio in riferimento alle difficoltà generate dalla pandemia e al fatto che quella del trapianto sia considerata un’attività d’urgenza che non si è potuta fermare nemmeno nei mesi di marzo e aprile, è possibile constatare come la diminuzione sia stata tutto sommato contenuta e come il sistema abbia retto di fronte all’emergenza.

Tuttavia, come più volte ribadito, il dato che preoccupa è quello relativo alle opposizioni alla donazione degli organi. Una tendenza che riguarda in particolare le regioni del Sud Italia. Se la media nazionale si piazza sul 30,2% (tra l’altro anche meglio del 2019 quando era stata del 31,1%), territori come Calabria, Basilicata o Sicilia raggiungono picchi, rispettivamente, del 50,7%, 50% e 45,2%.

Al 30 novembre 2020 ammontano a 8292 i pazienti in lista d’attesa per il trapianto: di questi 6106 aspettano il rene, 1084 il fegato, 683 il cuore, 328 il polmone, 249 il pancreas e 5 l’intestino. La Lombardia è la regione italiana con il numero più alto di pazienti in attesa (1748), la Basilicata quella con il numero più basso (47).

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