“Ho un ricordo molto particolare della mia amica ormai vicina al trapianto. In quell’occasione, guardandomi negli occhi, disse che aveva preparato la valigia per l’ospedale allo stesso modo delle partorienti”.

È un‘immagine di vita. Di ritorno alla vita quella evocata da Stefania Polvani, presidente della Società Italiana di Medicina Narrativa, ospite – Giovedì 21 Febbraio – all’evento Epateam “Il trapianto si racconta”.

Un’immagine la cui efficacia si amplifica nelle testimonianze dei protagonisti del trapianto di fegato – i medici ed i pazienti per primi – fino a divenire un autentico inno di ringraziamento verso chi dona e verso chi ‘trasforma’ quel dono nella lotta alla malattia. 

Ad un anno esatto dal lancio della piattaforma digitale dedicata alla gestione multidisciplinare del paziente pre e post trapianto, l’Hotel Metropole di Roma ha accolto gli autorevoli partecipanti dell’iniziativa promossa da Epateam e voluta con l’obiettivo di mettere a confronto il mondo degli specialisti con le storie di quanti oggi possono raccontare la propria esperienza. Esperienza non immune da sofferenze ma, per fortuna, sorretta da tanti sogni ed aspettative. 

A Lucio Caccamo – Policlinico di Milano e coordinatore la Faculty Epateam – è toccato il compito d’introdurre al racconto quotidiano del trapianto; alla necessità di comunicare meglio e con maggiore efficacia verso l’esterno (il territorio).

E ciò alla luce dello scenario che si sta via via prefigurando: ovvero l’esigenza, fortissima, di trapianti a causa della Steatosi epatica non alcolica. Soprattutto in un contesto d’imminente ricambio generazionale che rischia la non sufficienza nell’affrontare una simile ‘emergenza’ sanitaria.

Ha fatto eco a Lucio Caccamo, Maria Rendina, Gastroenterologia – Azienda Universitaria Policlinico di Bari, il cui intervento si è concentrato sull’analisi della Steatosi epatica non alcolica (il Fegato grasso); sull’allarme obesità (nei giovani aumentano i tumori correlati ad essa), sull’urgenza di riscoprire stili di vita più appropriati.

Mentre Umberto Cillo, dell’Università degli Studi di Padova e attuale presidente S.I.T.O. (Società Italiana Trapianti d’Organo) ha affrontato il tema della formazione delle nuove generazioni in campo specialistico. Senza nascondere la crisi delle vocazioni. Senza tacere i motivi – la chirurgia dei trapianti richiede abnegazione, sacrificio, orari  impossibili, scelte anche dolorose sotto il profilo umano – che stanno alla base del difficile ‘reperimento’ di figure professionali ben preparate. Stimolando inoltre il dibattito sul cosa può fare, in un ambito ancora difficile alla decifrazione, il decisore politico.

Aderenza al follow up nel paziente cronico e trapiantato, miglioramento del percorso, consapevolezza e conoscenza da parte del soggetto trapiantato, gli argomenti fatti propri da Serena Barello, dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano.

Quattro, infine, i contributi video presentati nel corso della serata: la storia di Luigi Rovere, che scopre d’avere bisogno del trapianto a nemmeno 40 anni; Alessia Gavello, operata a soli 14 mesi di vita; Francesco Abate, giornalista e scrittore sardo autore del libro “Torpedone trapiantati” e, in conclusione, l’esperienza professionale di Rita Charon (Columbia University New York): medico internista tra i primi a parlare di Medicina Narrativa già alla fine degli Anni Novanta.

La serata è stata condotta e moderata dal giornalista Rai Stefano Marroni (TG2 – Medicina33).