di Emiliano Magistri

Il resmetirom, l’agonista β-selettivo del recettore dell’ormone tiroideo (THR) che agisce sui recettori epatici, consente di ridurre gli effetti della malattia del fegato grasso. È il risultato di uno studio clinico condotto a Boston e che è stato pubblicato sulla rivista Lancet.

La ricerca ha permesso di misurare la riduzione di grasso con strumenti non invasivi, come la risonanza magnetica a densità protonica effettuata nella 12esima settimana di trattamento (delle 36 previste per lo studio), primo obiettivo dei ricercatori. Sono stati 125 i pazienti coinvolti, più 31 che sono stati aggiunti nella fase finale dell’indagine. Gli endpoint, o obiettivi, secondari raggiunti hanno permesso di constatare la diminuzione della Nash (la Steatoepatite non alcolica) grazie alla biopsia epatica effettuata e al miglioramento di parametri non invasivi relativi alla stessa patologia e alla fibrosi cistica, compresi i biomarcatori specifici e gli enzimi epatici. Le misurazioni seriali del grasso epatico sono state ottenute alle settimane 12 e 36 e una seconda biopsia epatica è stata ottenuta all’ultima.

Il trattamento con Resmetirom ha comportato una riduzione significativa del grasso epatico dopo 12 settimane e 36 settimane di trattamento in pazienti con Nash. “Ulteriori studi – si legge nella ricerca – consentiranno la valutazione della sicurezza e dell’efficacia del trattamento in un numero maggiore di pazienti con la possibilità di documentare i legami tra effetti istologici e cambiamenti nei marker non invasivi e nell’imaging”.

La malattia del fegato grasso altro non è che un accumulo, appunto, di grasso all’interno degli epatociti, cioè le cellule del fegato. Le cause vanno ricercate nell’abuso di sostanze alcoliche, nell’aumento di peso a seguito di un’alimentazione sbagliata o ancora in eventuali malattie metaboliche come, ad esempio, il diabete. Pur non provocando sintomi, il suo perdurare può generare un’infiammazione cronica che è la steatoepatite, a sua volta anticamera di epatopatia cronica, alcolica (ALD) o metabolica (NAFLD), che porta poi alla cirrosi.

Gli esami di routine, come la misurazione dei valori di transaminasi e gamma GT, sono gli strumenti migliori per ottenere una diagnosi, a cui poi aggiungere l’ecografia che nel caso aiuterebbe lo specialista a valutare lo stato dell’infiammazione.

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