Per vivere gli sarebbe servito un fegato nuovo. A Londra, dove viveva, non si poteva permettere la somma necessaria all’intervento, ma grazie al sistema sanitario italiano e alla professionalità delle equipe dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, la sua storia si è chiusa con un lieto fine.

Protagonista di questa vicenda, che arriva da Bergamo, è Ervin, un 39enne che, nei giorni scorsi, si è sottoposto a un delicatissimo trapianto di fegato, reso ancor più urgente da gravi problematiche alla vena porta. Un’operazione lunga e complessa, ma che si è risolta positivamente in attesa ora del normale decorso post operatorio.

Il problema di Ervin inizia fin da bambino, con un protrarsi dei disagi fino all’età adulta. Nella capitale britannica, i costi elevati del sistema sanitario locale avevano reso irraggiungibile il traguardo del trapianto e, in base a quanto testimoniato a Bergamo News dalla sua amica di infanzia, Sonila, “anche alcune città italiane, seppur avendolo accolto e curato, non avevano fornito sufficienti garanzie sul fatto di poter intervenire chirurgicamente su di lui vista la problematica e i rischi elevati a essa collegati”. Poi l’arrivo al Papa Giovanni XXIII.

Una volta esaminate le sue condizioni, Ervin viene messo lista d’attesa per il trapianto: una settimana fa la telefonata che l’organo è arrivato e l’intervento si può fare. Il team del professor Michele Colledan, con a capo i dottori Michela Guizzetti e Domenico Pinelli, gli salva la vita.

Dopo la storia di Ismail, 400esimo trapianto effettuato al policlinico di Bari, un altro esempio di professionalità e sensibilità sociale del nostro Servizio sanitario nazionale.

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