Preservare l’organo e gestire complicanze post trapianto. I temi al centro del primo EPAday online

 

Stratificare il fattore di rischio e sempre maggiore rapidità di confronto tra gli specialisti coinvolti nell’attività trapiantologica. E poi tecniche di preservazione dell’organo, gestione delle complicanze post trapianto e follow up del paziente. Sono questi alcuni dei temi al centro del primo dei due EPAday  “Il trapianto di fegato oggi, nell’interazione tra centro trapianti e territorio”, tenutosi online nel pomeriggio di giovedì 22 ottobre. Un webinar che ha visto confrontarsi esperti della trapiantologia italiana nella prima di due giornate formative (la prossima è in programma martedì 27 ottobre alle ore 15:00) dedicate a 500 utenti, dai chirurghi agli infermieri, passando per anestesisti, gastroenterologi e pediatri.

PRESERVAZIONE DELL’ORGANO E COMPLICANZE POST TRAPIANTO
Quello delle neoplasie, come il riproporsi del tumore, nella fattispecie l’epatocarcinoma, rappresenta uno dei fattori di mortalità più elevati. Intorno a questa problematica si è incentrato l’intervento del dottor Amedeo Carraro, dell’UOC Chirurgia Generale ed Endoscopia d’Urgenza, AOU Integrata di Verona: “Negli ultimi anni abbiamo riscontrato buoni livelli di sopravvivenza post trapianto, in particolare nel breve termine, pur riscontrando elementi significativi in merito alle complicanze vascolari: trombosi e stenosi sono quelle che inficiano maggiormente sulla funzionalità dell’organo. Non meno frequenti sono le complicanze legate alla vena porta e alla vena cava“. Ecografie e flussometri sono le tecniche migliori per mantenere sotto osservazione il nuovo organo e preservarlo, così come doppler quotidiani durante la degenza e il follow up in quanto in termini di vascolarizzazione del fegato possono verificarsi problemi anche a distanza di qualche mese. Ma non solo. Tra le complicanze citate da Carraro ci sono quelle biliari: “Stenosi anastomotiche (sulle quali si predilige l’intervento per via endoscopicandr) e non anastomotiche della via biliare sono situazioni che spesso coinvolgono anche dotti secondari. La presentazione è quella di una colangite con febbre – ha spiegato – e alterazioni correlate, per le quali è opportuno ricorrere a imaging fotografico pur tenendo presente che, anche in caso di colangite, non si verifica immediatamente una dilatazione delle vie biliari”. Senza dimenticare, infine, il momento della donazione, in cui il fattore di rischio può essere rappresentato anche dai donatori che, per storia anamnestica, possono avere un rischio di trasmissione neoplastica.

TERAPIA IMMUNOSOPPRESSIVA, RIGETTO E ALTRE INFEZIONI A LUNGO TERMINE

Il dottor Davide Bitetto

Quello della terapia immunosoppressiva è stato un vero e proprio fil rouge nel corso della discussione. Difficile, tuttavia, escludere a prescindere questo tipo di procedimento così come allo stesso tempo standardizzarlo per tutti i pazienti che devono sottoporsi al trapianto. Tuttavia, come ha sottolineato il dottor Davide Bitetto, della sezione Epatologia e Trapianti di Fegato, dell’Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di Udine, “questo tipo di terapia può contribuire a contrarre infezioni post trapianto, fattore che richiede quindi un monitoraggio maggiore. Tra gli effetti collaterali più frequenti abbiamo il rigetto, le patologie epatiche e la sindrome metabolica: circa un terzo dei pazienti che si sottopone a trapianto presenta obesità, con il diabete che si conferma come un fattore di comorbidità a lungo termine come l’ipertensione“. Messaggi positivi in merito al virus dell’epatite C post trapianto, condizione da cui la maggior parte dei pazienti ottiene benefici grazie alla somministrazione di sofosbuvir: “La recidiva di consumo alcolico rimane frequente – ribadisce Bitetto – motivo per cui con tutti proseguiamo la campagna di sensibilizzazione sul non consumare alcol dopo il trapianto. Così come ad evitare il fumo, perché le complicanze generate da questo tipo di atteggiamenti continuano ad essere le più difficoltose da gestire”. Una riflessione ha infine riguardato anche la vaccinazione antinfluenzale, per la quale, ha concluso Bitetto, “raccomandiamo di somministrarla non prima di un mese di distanza dal trapianto così che il paziente possa assimilarne meglio gli anticorpi per proteggersi dal virus”.

FOLLOW UP DEL PAZIENTE
Adeguatezza dello staff, degli archivi e della strumentazione, sono alla base del follow up del paziente. Lo ha spiegato il dottor Pierluigi Toniutto, Responsabile sezione di epatologia e trapianto di fegato all’Università degli studi di Udine: “L’aspetto su cui prestiamo maggiore attenzione è quello dell’attività ordinaria nel periodo precoce post trapianto, in particolare dopo le dimissioni dove il follow up passa attraverso il day hospital: un procedimento che noi utilizziamo fino a un anno dopo il trapianto“. La centralità del paziente, con intorno le figure professionali che lo accompagnano in tutta la fase post trapianto, è il tema caro all’intero webinar: “In base alle costanti biochimiche, se normali, il paziente potrà tornare direttamente per l’appuntamento successivo, diversamente sarà in caso di alterazioni post operatorie. Il numero delle visite settimanali, con valori e situazione sotto controllo, si farà sempre più raro”. Tutto questo, senza dimenticare “la comunicazione tra territorio e centri trapianti – conclude – con la gestione parallela delle principali complicanze”.

AMBULATORIO DI TRANSIZIONE PEDIATRICO-ADULTO
Stabilità dell’organo e assenza di disturbi sono le condizioni di base per avviare il procedimento di transizione dall’ambulatorio pediatrico a quello adulto per i giovani pazienti trapiantati. Ne ha parlato il dottor Alberto Ferrarese, dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, che ha spiegato come “sia necessario un team multidisciplinare per gestire questo passaggio”. Un passaggio che non può essere standardizzato per tutti i soggetti coinvolti: “Dal 2010 al 2015 sono stati 34 i pazienti ad essere accompagnati lungo questo processo di transizione. C’è lui al centro del progetto con intorno le equipe che lo seguono – spiega – Si tratta di un percorso necessario per responsabilizzarlo nella gestione dei rapporti con gli specialisti che lo affiancano, ma non solo: è un’azione necessaria per portarlo al mantenimento di corretti stili di vita, nel seguire in maniera attenta la propria terapia. Tutto grazie al ruolo chiave di una figura apposita come l’educatore professionale: un professionista introdotto per seguire il giovane lungo l’intera fase della transizione, prestando attenzione al suo umore e alla sua stabilità emozionale“.

Partecipare al prossimo webinar è semplice e gratuito. Sarà sufficiente collegarsi al sito fad.planning.it/epadaytriveneto, registrarsi e seguire le istruzioni indicate. Dal 28 ottobre al 31 dicembre sarà poi disponibile il questionario ECM.

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