I pazienti candidati al trapianto di fegato sono sempre più anziani.

Ciò comporta una maggiore gravosità della malattia e un’incidenza decisamente più alta sotto il profilo delle comorbilità di natura cardiovascolare.

Nei soggetti con Cirrosi epatica si rintracciano specifiche condizioni cardiovascolari che possono risultare molto dannose ai fini del trapianto.

Più in particolare la Cardiomiopatia cirrotica, caratterizzata da un aumento della gittata cardiaca ma al tempo stesso da una diminuita risposta ventricolare allo stress (condizione presente in oltre il 30% dei pazienti affetti da Cirrosi), così da condizionare la gestione peri-operatoria.

I pazienti che presentano una malattia epatica allo stadio terminale sono poco rappresentati dalle attuali linee guida rivolte alla valutazione e gestione cardiaca pre-sala operatoria negli interventi chirurgici non condotti sul cuore.

E questo avviene nonostante l’attenta analisi (stima) del rischio di complicanze cardiovascolari dopo il trapianto: fondamentale nella distribuzione di risorse limitate e nel miglioramento del risultato clinico.

Tali aspetti, occorre ricordarlo, influiscono in modo significativo nella gestione dei pazienti all’interno dei programmi di trapianto allorché si ravvisi la patologia cardiaca.

È noto, infatti, come le prevalenti patologie del sistema cardiovascolare accrescano il rischio di mortalità. Lo stesso dicasi per la prognosi; che potrebbe migliorare grazie ad una gestione peri-operatoria a cui partecipano e portano il loro contributo più specialisti: l’epatologo, il cardiologo, il nefrologo, il pneumologo, l’anestesista e il chirurgo dei trapianti.

Proprio in considerazione degli elementi appena enunciati, la Comunità americana dei trapianti (AST) ha approvato l’istituzione di un gruppo multidisciplinare nato con l’obiettivo di rivedere gli approcci diagnostici e le strategie di trattamento alla base dell’iter di valutazione e gestione della malattia cardiovascolare e polmonare in quanti abbisognano del trapianto.

Il lavoro del gruppo multidisciplinare è stato riassunto in uno studio in cui vengono affrontate e discusse tutte le complicanze cardiache e cardio-polmonari che possono emergere nella presa in carico dei candidati al trapianto d’organo: problemi alle arterie coronarie, insufficienza cardiaca, ipertensione porto-polmonare, aritmie, insufficienza valvolare, cardiopatie congenite.

Lo studio americano ribadisce inoltre che la malattia cardiovascolare rimane una delle principali cause di decesso nei candidati al trapianto; con tassi più alti nell’immediato post-trapianto: percentuali correlate a fattori di rischio cardiaco tradizionali e non, inclusa la fisiologia cardiovascolare alterata tipica delle end-stage liver disease (ESLD).

In conclusione, il gruppo di specialisti invita e raccomanda, riferendosi a questi candidati, che gli obiettivi della valutazione cardiovascolare puntino a determinare la sopravvivenza intra-operatoria e post-operatoria immediata e a stimare la sopravvivenza cardiovascolare nel lungo periodo, onde evitare l’inutilità della chirurgia trapiantologica e massimizzare le risorse a disposizione.

 

(Fonte: Trapianti in rete – trapianti.net