Si chiama “Find the missing millions” (in italiano, “Trova i milioni mancanti”) ed è il claim scelto per la Giornata mondiale dell’epatite promossa, come ogni anno il 28 luglio, dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Dati ufficiali proprio dell’Oms fissano a 290 milioni il numero delle persone che, in tutto il mondo, vivono con forme di epatite virale, mentre tra i 130 e i 210 milioni sono coloro affetti da infezione cronica del virus dell’epatite C. Senza contare il 42% dei nuovi nati che, nel mondo, non ha accesso al vaccino contro l’epatite B di cui rappresenta un diffusissimo veicolo di infezione la trasmissione da madre a figlio.

In Italia sono circa 300mila i casi di epatite C non diagnosticati di cui, secondo l’ISS, più o meno la metà è composta da quelle persone che facevano, o fanno tuttora, uso di sostanze stupefacenti per endovena. Il 28% è composto da chi ha tatuaggi effettuati tra gli anni ’70 e ’90. Proprio questo è uno dei motivi per cui l’appuntamento di quest’anno punta ad accrescere la consapevolezza su quanto prezioso sia informarsi sul proprio stato di salute e contribuire a una maggiore conoscenza della malattia. Una malattia che, dopo aver colpito il fegato con conseguente morte delle cellule epatiche, genera conseguenze gravi come cirrosi e carcinoma e, trattandosi di un’infezione cronica, chi ne è colpito è maggiormente soggetto a diabete, insufficienza renale e malattie cardiovascolari.

Effettuare il test per sapere se si è affetti o meno dall’epatite C è semplicissimo: basta sottoporsi, a digiuno da almeno mezz’ora, a un prelievo salivare che, in venti minuti, fornisce il risultato. Nell’eventualità in cui si risultasse positivi, il paziente viene sottoposto a un prelievo ematico per la conferma della diagnosi.