Per circa un paziente oncologico su tre il Covid-19 è letale. Lo conferma uno studio coordinato dall’università del Piemonte Orientale a Novara e che è stato pubblicato su Cancer Discovery, la rivista ufficiale dell’Associazione americana per la ricerca sul cancro.

Dalla ricerca è emerso che sono maggiormente a rischio gli uomini over 65 e tra le aggravanti c’è anche la presenza di altre malattie, e non solo quella di un tumore in fase avanzato. La pandemia ha avuto un impatto significativo sulla pratica oncologica in tutto il mondo. Vi è incertezza sul contributo dei dati demografici e delle caratteristiche oncologiche dei pazienti sulla gravità e sulla mortalità da Covid-19 e poche indicazioni sul ruolo della terapia anticancro e anti-Covid-19 nella popolazione. Lo studio multicentrico che ha coinvolto 890 pazienti colpiti da forme cancerogene (e ricoverati per infezione da Coronavirus in 19 centri italiani, inglesi, spagnoli e tedeschi) è servito proprio a dimostrare il peggioramento della mortalità su questa tipologia di soggetti.

Il dato principale è che gli uomini sono più a rischio (41%) rispetto alle donne (26%), mentre risulta un decorso peggiore per le neoplasie ematologiche: la popolazione over 65 riporta un dato di mortalità più che raddoppiata rispetto ai più giovani. Tuttavia, se una forma tumorale attiva peggiora la prognosi, nonostante terapie a base di chemio e farmaci immunoterapici non modifichino i rischi, l’intervento con terapie anti-Covid a base di antivirali o antimalarici comporta una riduzione del tasso di mortalità pari al 60%, indipendentemente dagli altri fattori di rischio.